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La strage dei ratti iniziata a maggio le analisi e le cause sconosciute

L’aumento demografico legato alla grande presenza di semi nei boschi e gli avvistamenti che preoccupano la popolazione in tutto il Vittoriese

il fenomeno

La strage di topi nella Pedemontana vittoriese inizia nel mese di maggio. Migliaia le carcasse ritrovate, piccoli branchi morti in pochi metri quadrati, in luoghi pubblici e privati, tutti corpi senza apparenti segni di sofferenza. Il fenomeno ha allarmato i cittadini, sensibili a possibili nuovi e misteriosi virus. Le autorità sono corse ai ripari. I sindaci del territorio sono stati invitati a segnalare la presenza dei roditori e a consegnare i campioni all’Ulss per le analisi. Le carcasse dei topi sono state inviate all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e all’Istituto Superiore di Sanità. I primi campioni analizzati hanno scongiurato l’ipotesi che la moria fosse provocata da un batterio o da un virus, come anche da cause tossicologiche, il secondo ciclo di analisi ha inoltre escluso che il decesso dei roditori sia stato provocato da qualche veleno. Sono perciò cadute le tesi che legavano la morte dei micromammiferi ai pesticidi, rodenticidi, stricnina e metaldeide. Nelle settimane precedenti, l’Istituto Zooprofilattico aveva anche escluso la Francisella Tularensis, un microrganismo altamente infettivo.

Sullo strano fenomeno è intervenuto lo zoologo Luca Lapini del Museo friulano di Storia Naturale di Udine. Lo studioso ha dichiarato che il fenomeno sta interessando parte del Veneto, con prevalenza nel Vittoriese e nel Bellunese, ma anche il Friuli-Venezia Giulia. Si tratterebbe di un fatto naturale, che prende il nome di “pullulazione”, un aumento demografico improvviso che riguarda molte specie di roditori e sarebbe legato alla grande produzione di semi di faggi e abeti. Un fenomeno che avviene periodicamente: la pullulazione più recente sulle montagne del Veneto e del Friuli risale al 2012. Secondo Lapini gli animali morirebbero annegati dentro ai fiumi e ai laghi, o comunque per cause accidentali. Al momento, dunque, è scongiurato l’allarme sanitario. La scorsa settimana, tuttavia, si è verificato il primo caso di contagio da febbre da topo, causata da hantavirus, nella Venezia Giulia. A essere colpito uno sloveno che abita a qualche chilometro dal confine. —

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Pubblicato su Il Mattino di Padova