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Femminicidio sul Piave. L’assassino ha mozzato un orecchio di Elisa e poi lo ha portato dai carabinieri

Al momento del macabro rituale lei era ancora agonizzante. La barista è stata uccisa da almeno venti coltellate, quella letale al costato le ha perforato un polmone

MORIAGO. Le ha mozzato un orecchio. Temeva che non gli avrebbero creduto. Fabrizio Biscaro, dopo aver infierito con una ventina di coltellate sul corpo di Elisa Campeol, ha trovato la freddezza per staccarle di netto un padiglione e metterselo in tasca per poi fuggire verso la caserma di Valdobbiadene, dove si è costituito con il macabro trofeo.

Elisa era ancora agonizzante. Fatale è stata la coltellata vibrata all’altezza del costato, sul fianco destro, che le ha perforato un polmone. Sono i primi dettagli dell’assassinio della barista di Pieve di Soligo, la 35enne uccisa a colpi di coltello, nella tarda mattinata di mercoledì, mentre prendeva il sole sul greto del Piave, nell’Isola dei Morti a Moriago. Dettagli che devono attendere la conferma dell’autopsia, che il sostituto procuratore Gabriella Cama, disporrà nelle prossime ore, conferendo l’incarico al medico legale Alberto Furlanetto.

L’operaio di Col San Martino, che non conosceva e non aveva alcun legame con la sua vittima, aveva la mente così annebbiata da tagliare un orecchio alla barista, mentre era a terra agonizzante, e portarlo con sé, più tardi, alla caserma dei carabinieri di Valdobbiadene, per esibirlo come prova del suo omicidio.

Biscaro, infatti, oltre all’arma del delitto, un coltello da cucina acquistato in un supermercato di Valdobbiadene, ai carabinieri si è presentato per costituirsi fornendo anche “la prova” che la sua autodenuncia era vera.

I carabinieri del nucleo investigativo di Treviso stanno scavando nel passato di Biscaro. Il sostituto procuratore Cama vuole conoscere nei dettagli la storia medica dell’assassino di Col San Martino. L’operaio 35enne è descritto come un “soggetto problematico” che in passato era stato in cura presso un centro di salute mentale. Alcuni mesi fa aveva tentato il suicidio e diverse volte era stato ricoverato.

Fino a tre mesi fa, Biscaro assumeva farmaci. Una cura che di punto in bianco aveva deciso di interrompere a causa degli effetti collaterali, ma nessuno se n’era accorto.

La procura della Repubblica, oltre ad aver sequestrato l’auto dell’assassino e della vittima, ha anche disposto il sequestro del cellulare e del pc davanti al quale sembra che Biscaro passasse molto tempo. La loro analisi servirà per capire il profilo dell’assassino, quali siti visitasse, se fosse stato in contatto con qualcuno in particolare e, soprattutto, se avesse pianificato un delitto che non ha un movente.

Lui stesso, nel corso delle due ore di interrogatorio, davanti agli investigatori e assistito dall’avvocato Rosa Parenti, ha affermato di aver agito per una crescente rabbia che provava e per soddisfare il suo desiderio di fare del male a qualcuno.

«Quella donna non la conoscevo - ha detto agli investigatori - In quel punto poteva esserci chiunque, non avrebbe fatto alcuna differenza e l’avrei ucciso comunque».

Sulla scelta di agire nell’Isola dei Morti a Moriago, Biscaro ha spiegato che non si è trattato di una scelta legata al macabro nome. «Conoscevo quel posto perché c’ero stato durante la mia infanzia e ogni tanto ci tornavo».

Pubblicato su Il Mattino di Padova