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Morto folgorato a Este, la testimonianza choc dell’amica: «Ho gridato a Francesco di fermarsi»

Katia Cibin ha tentato di bloccarlo mentre si arrampicava sul traliccio alto venti metri. Ragona, 32 anni, lavorava come operaio

ESTE. L’ultima sfida alla vita di Francesco Ragona è un traliccio della media tensione alto venti metri. Una scalata anestetizzata da una bottiglia di vino, cadenzata solo dagli inviti disperati a desistere della compagna e terminata nel fuoco e nel fumo della folgorazione. «Cos’è successo? È successo che Francesco è andato oltre», sono le parole - parole che valgono molto più della descrizione di un fatto - dell’unica persona che ha assistito a quella folle ultima provocazione alla vita. Francesco è andato oltre, e più in là purtroppo non potrà più andare.

LA TESTIMONIANZA

Katia Cibin, 53 anni, l’altra sera era con Francesco Ragona - operaio atestino di 32 anni - nel parcheggio del centro commerciale Extense, lungo la Padana Inferiore. Si erano incontrati poco prima della chiusura dei supermercati: «Ci eravamo comprati qualcosa da bere, io all’Interspar e Francesco al Mega» racconta la donna «Francesco ha preso due litri di vino. Uno gliel’ho requisito io, ce l’ho ancora in frigo». I due, intorno alle 21, si sono fermati nel grande parcheggio di via Versori. Il 32enne ha alternato lunghi silenzi, stati di agitazione e momenti di sconforto. «Diceva che era stanco, stanco della sua situazione di vita, dei suoi rapporti personali, della sua posizione in famiglia. E poi deluso dal fatto che non vedeva stabilità e futuro nel nostro rapporto». I due si conoscevano da quattro anni: la loro non era una relazione vera e propria, anche se condividevano molto tempo assieme. «All’improvviso, senza dir niente, Francesco ha preso la direzione del traliccio. Mi ha detto: “Adesso vado fin lassù”. E così ha fatto».

Arrivato a metà struttura, quando era chiaro che il giovane stava puntando la cima, Katia ha provato a farlo desistere: «Gli urlavo “smettila Francesco, scendi” ma lui continuava a salire. Arrivato alla fine del traliccio, si è fulminato». L’impatto con la media tensione non ha lasciato scampo: Francesco è morto praticamente sul colpo, tra fumo, scintille e fuoco. Il corpo privo di vita del 32enne è rimasto in aria per oltre cinque ore: il recupero della salma da parte dei vigili del fuoco è terminato solo alle 3 di notte, dopo una delicata operazione di messa in sicurezza della struttura. Katia - ascoltata dai carabinieri in stato di evidente confusione - è ancora scossa, soprattutto per l’impotenza vissuta di fronte a quella scena: «Non è colpa mia, non gli ho detto io di farlo e non doveva dimostrarmi nulla. Francesco voleva morire? Non lo so, forse no. Voleva andare oltre, e lo ha fatto».

LA VITTIMA

Francesco Ragona aveva 32 anni e viveva in via Monache a Este. Celibe, ultimamente lavorava in un’azienda edile della zona, mentre in passato aveva operaio nel campo della manutenzione del verde. Venerdì scorso era ritornato da una trasferta di lavoro. Chi aveva potuto condividere l’impegno lavorativo con lui, descrive il 32enne come un operaio impeccabile e onesto. Nell’ultimo periodo proprio il lavoro era stato il suo luogo franco. Il passato turbolento di Francesco era d’altra parte noto a tutti: qualche guaio con la giustizia, alcuni periodi segnati dall’abuso di alcol, più di qualche serata passata oltre le righe, anche in centro storico, sotto gli occhi di tutti. Un animo inquieto, quello del 32enne, che tuttavia non era mai andato oltre certi limiti: «Si vedeva che aveva più di qualche problema, ma non ha mai fatto male. Con la gente era sempre stato cordiale e affabile», è la considerazione di chi, martedì sera, è accorso in via Versori per sincerarsi di quanto accaduto all’amico e conoscente. L’episodio, i cui rilievi sono stati affidati ai carabinieri di Ponso e del radiomobile di Este, è ora all’attenzione della Procura di Rovigo. Non è escluso che il magistrato competente disponga l’autopsia sulla salma dell’operaio folgorato.  

Pubblicato su Il Mattino di Padova