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Kobane dentro Diario di Grozny sulla resistenza dei siriani

PADOVA. «La resistenza di Kobane dà spazio all’immaginazione, è un’esperienza unica che ci regala slancio emotivo. Il popolo curdo è perseguitato da decenni e schiacciato dai grandi equilibri...

PADOVA. «La resistenza di Kobane dà spazio all’immaginazione, è un’esperienza unica che ci regala slancio emotivo. Il popolo curdo è perseguitato da decenni e schiacciato dai grandi equilibri mondiali, eppure riesce a resistere allo spauracchio globale dell’esercito dell’Isis. Non solo, riesce a anche a scrivere una Carta dei diritti che è anche un manifesto politico rivoluzionario. Un atto fondamentale per la sua visione utopica». Si apre così il libro del giornalista padovano Ivan Grozny Compasso, che nel dicembre 2014 è stato tra i pochi ad entrare a Kobane, cittadina a nord della Siria popolata da curdi e lungamente contesa dallo Stato Islamico. «Mentre una gran parte della Siria si scioglieva come neve al sole» ricorda nella prefazione Luigi De Gennaro «Kobane iniziava una resistenza ritenuta impensabile da chiunque». Kobane dentro (Agenziax, 199 pagine, 14 euro) è il diario dettagliato di sette giorni in città, a contatto con i guerriglieri. Sette notti scandite dai mortai, tra sogni per la futura umanità e incubi di morte. Nel racconto, come immagini sovrapposte, trovano spazio immagini di vita quotidiana e del dramma portato dagli scontri. «Dai suoi zaini» racconta l’autore a proposito della prima notte in città, riferendosi a un collega «estrae un mucchio di attrezzi utili per la sopravvivenza e tre laptop. Produce un gran caos mentre li sistema, interrompendo il nostro dormiveglia. Poi lo vedo lavorare con i tre schermi posizionati a semicerchio. In sottofondo, colpi di mortaio, mitragliatori, spari. Anche noi, come la guerra, non riposiamo mai». Il libro non è solo un racconto sull’onda del ricordo e dell’emotività, ma anche un resoconto dettagliato che mette in luce ciò che non ci si aspetta: si scopre che a Kobane non c’è acqua calda, ma il wifi non manca quasi mai. Che le strade sono pulitissime, perché la miseria e la precarietà non sono buone scuse per rinunciare al decoro. Che un viaggio lungo il confine turco-siriano, su un taxi di fortuna, costa 1.200 euro. E anche che qualche locale rimane sempre aperto. Quando fa buio, spiega, «è meglio rintanarsi dentro un buco qualsiasi». Ma una sera al pub è un’esperienza possibile, un barlume di normalità in una realtà resa surreale dalla guerra.

Silvia Quaranta

Pubblicato su Il Mattino di Padova