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«Ciao Gio, la tua forza un esempio per tutti»

Il ricordo degli amici, in chiesa con lo skate: «L’essere vivo nei nostri ricordi non basterà a lenire la tua assenza»

«Quanti soprannomi, quanti anni, quante risate, quante birre – tante birre –, quante ore in macchina, quante sfide, quante cadute, quante poche verdure e quante pizze. Sembra siano state più d’una le vite trascorse insieme. La verità, però, è che te ne sei andato troppo presto e il tuo essere così vivo e presente nei nostri ricordi purtroppo non basterà mai a lenire il dolore della tua assenza». È affidata a queste parole cariche di nostalgia e rimpianto, pronunciate da uno degli amici che meglio lo conosceva, l’essenza dello spirito con cui Giorgio Cusin, 31 anni, affrontava la vita. Prima che questa si spezzasse martedì in un incidente in tangenziale. «È stata davvero una fortuna averti incontrato» prosegue nel giorno dell’ultimo saluto nella chiesa di Santa Maria Assunta a Chiesanuova «hai vissuto esperienze incredibilmente difficili, ma hai saputo superarle diventando sempre più forte e facendo sì che questa tua forza fosse d’esempio per tutti noi. Ogni volta che penso a te non posso che essere grato ai tuoi genitori per la splendida persona che hanno cresciuto. Grazie Gio, ci rivediamo prima o poi». Una forza che lo aveva aiutato ad affrontare il dolore della perdita del fratello Giuseppe (ucciso nel 2007 a coltellate da due spacciatori nel parco delle Farfalle a Mortise), la sua spalla, il suo riferimento, il suo migliore amico.

Del resto Giorgio Cusin sapeva farsi amare, come conferma lo zio, regalando un aneddoto, quello dell’ultimo messaggio ricevuto dal nipote: «Zio scusa l’orario spero di non disturbarti, mi potresti ripetere il nome del posto per venerdì prossimo? Rispondimi pure domani, non ti preoccupare, grazie». Spedito dal nipote la sera prima dell’incidente, è diventare parte della lettera di addio dello zio. In poche parole il carattere – il rispetto per la sensibilità altrui e la discreta e genuina gentilezza – che rendeva Giorgio una persona speciale, ma anche un segno concreto della sua presenza nella vita delle persone che gli volevano bene. Nonostante fosse il suo funerale, Giorgio Cusin sembrava essere lì, tra la folla di amici con lo skate in mano e i parenti. «Giorgio era ed è un’anima buona, gentile, educata, o meglio nobile, per usare l’aggettivo con cui lo descriveva il nonno» continua lo zio dopo una pausa, con la voce rotta dall’emozione «in questi giorni c’è stato chi ha descritto Giorgio come un ragazzo introverso. No, assolutamente no. Giorgio era un ragazzo che dava peso alle parole: per questo non le sprecava, ma le sceglieva accuratamente e ciò che diceva aveva sempre valore per chi lo ascoltava». —

Pubblicato su Il Mattino di Padova