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Tombolo, muore dopo 4 giorni di agonia e dona gli organi

Il 25 novembre l’addio a Erminio Baggio, artigiano 70enne, vittima di un infortunio domestico. Era sostenitore del Veloce Club

TOMBOLO. Un’icona di Tombolo si è spenta. Una comunità intera in queste ore piange la scomparsa di Erminio Baggio, che aveva 70 anni e per tutti era “Iatta”. Lascia la moglie Serenella e le figlie Stefania e Marta.

Baggio interpretava la sua indipendenza ed il suo amore per la libertà con uno stile originale, i capelli lunghi fino alle spalle, i baffi importanti e caratterizzanti, il suo viaggiare sempre in sella alla bici o al motorino. Una mobilità dolce, la sua, preferita a quella dell’automobile: aveva scelto di non farsi la patente di guida dopo che un amico, al quale era legatissimo, aveva perso la vita in un incidente stradale.

Il tramonto della sua esistenza appassionata è arrivato dopo un malore che lo ha colpito giovedì della scorsa settimana. Non si è più ripreso, si è spento lunedì in ospedale a Padova, nel reparto di neurochirurgia.

La moglie ricostruisce le ultime settimane del compagno di una vita: « Il 23 settembre Erminio era stato colpito da un infarto, ma si era ripreso bene, avrebbe dovuto iniziare il percorso di riabilitazione e guardavamo tutti con fiducia al futuro».

Il destino si è messo di traverso giovedì notte: «Si è alzato, ha avuto un leggero svenimento ed ha battuto la testa, ma non ha mai perso conoscenza. Abbiamo chiamato l’ambulanza, la Tac a Cittadella ha evidenziato una emorragia cerebrale. Lo hanno trasferito subito a Padova e lo hanno operato, purtroppo l’emorragia era molto estesa e non c’è stato nulla da fare».

La famiglia ha deciso di dare il consenso all’espianto degli organi: è quello che avrebbe desiderato Erminio: «Abbiamo detto ai medici», spiega la moglie, «di fronte al fatto compiuto di prelevare tutto quello che era utile per le necessità di altre persone».

Erminio Baggio da cinque anni si stava godendo la meritata pensione, per una vita aveva lavorato come idraulico ed elettricista. Adorava muoversi in bicicletta, aveva fatto parte anche del Veloce Club Tombolo, seguiva le manifestazioni.

Da vero sportivo, non mancava di seguire il calcio, i colori che preferiva erano quelli della Lanerossi Vicenza di Pablito e Roby Baggio. E poi c’era la musica, una passione trasmessa a moglie e figlie, per lui c’erano prima di tutte le canzoni dei Nomadi.

Un verso di Francesco Guccini in “Canzone per un’amica”, testo poi inciso anche dalla più longeva band italiana, accompagna Iatta nell’ultimo viaggio: «Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti, che come allora sorridi». Erminio era particolarmente orgoglioso di aver conosciuto il cantante e fondatore dei Nomadi, il mito intramontabile di Augusto Daolio.

Un uomo che aveva la solidarietà nel sangue: nell’epigrafe la famiglia ha chiesto «non fiori, eventuali offerte saranno devolute alla Città della Speranza», la realtà da sempre in prima linea per la ricerca e la cura delle malattie oncoematologiche nei bambini. Il funerale sarà celebrato giovedì 25 alle 15 in chiesa a Tombolo.

Pubblicato su Il Mattino di Padova