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Lutto cittadino a Tombolo per l’addio a Ennio Doris. Maxi schermi e navette dai park

Attese per il funerale almeno 5.000 persone, sono 140 le autorità. Montata una tensostruttura da 600 posti, vie chiuse alle 13

TOMBOLO. Ricco, famoso, potente, sulla scena mondiale ma sempre con un pensiero agli amici di Tombolo, per i viaggi verso l’America, o per vedere insieme pure le partite di cartello del Milan al fianco di Silvio Berlusconi. Una star, «eppure era umile, adesso va di moda dire: era uno di noi. Era così, Ennio Doris, fino alla fine è rimasto come è nato».

L’amico Gianni Cavicchiolo insiste sulla capacità del presidente di Mediolanum di conservare il senso del limite, nonostante lo sconfinato successo: «Qualche stagione l’ho fatta in villa da lui in Sardegna, mio fratello ha lavorato come cuoco un paio di anni. Gli hanno voluto bene tutti, era unico, come lui non ce ne è, sarà ricordato per tanto tempo». Il paese si organizza all’addio del suo figlio più illustre, il sindaco Cristian Andretta ha proclamato il lutto cittadino: «Abbiamo riservato quattro parcheggi: in via Tiepolo, in via Dante Alighieri, in via Sant’Andrea Apostolo e in via Sant’Antonio. Tutti saranno dotati di bus navetta che accompagneranno i partecipanti – attendiamo fra le 4 e le 5 mila persone – nelle aree attrezzate con i maxischermi». Che saranno tre: «Un maxischermo in piazza San Pio X, lato nord, uno in piazza Municipio e il terzo nel parcheggio della parte nuova del cimitero. Strade chiuse dalle 13 alle 18», sottolinea il primo cittadino. Una ditta di Cittadella ha montato una tensostruttura, accoglierà 600 persone. Ieri sera in municipio è arrivato l’elenco definitivo delle autorità, saranno almeno 140. Spiegamento imponente di carabinieri, polizia, guardia di finanza.

In paese si intrecciano ricordi, gli amici di una vita riaprono libri con le dediche di Doris, foto, istantanee in cui l’uomo prevaleva sempre sul personaggio. Rino Zecchin, presidente ad honorem di Ippa, aveva un rapporto consolidato: «L’amicizia è iniziata attraverso il lavoro, sono sempre stato suo cliente, dai suoi esordi all’Antoniana a San Martino di Lupari e a Cittadella, e poi con la Mediolanum. Lui di Tombolo, io di Onara, ci frequentavamo, ci siamo fatti tante gite insieme, andavamo a sciare a San Martino di Castrozza. Mi ha gratificato in tanti modi, regalandomi belle soddisfazioni: i viaggi verso gli Stati Uniti ed il Canada sul suo aereo personale, se c’era posto mi invitava, qualche partita di calcio importante al fianco di Berlusconi. Aveva un sorriso per chiunque. E quando si rendeva conto che qualcuno lo poteva vedere sotto una luce non buona, faceva di tutto per conquistarlo».

Ennio Lago, fotografo del centro del paese, in attività da 53 anni, conserva in vetrina la foto di un Doris 17enne in sella a una bici, con un paio di amici: «Era un personaggio con cui entravi in empatia, ti metteva la mano sulla spalla, dialogavi, come un amico di vecchia data. Tempo fa è passato con l’autista davanti al negozio, si è fermato e senza farsi notare ha consegnato ad una persona poco abbiente cento euro. Ho notato la sua discrezione». Adorava il ciclismo – anche in questo un tombolano doc – e Sergio Pivato del Veloce Club Tombolo lo sapeva bene: «Con lui abbiamo vissuto serate indimenticabili, organizzate con personalità della Gazzetta dello Sport, ne ricordo un paio in particolare, promosse dall’Auser di Tombolo. E poi», aggiunge, «conservo gelosamente la dedica che mi fece nel suo libro “C’è anche domani”. Scrisse: “A Sergio, che ha nelle sue mani le teste dei miei compaesani”. È un bellissimo ricordo. Lui era eccezionale, generoso, lo vedevo sempre al sabato sera, a messa: non si defilava, si concedeva se dovevi dire una parola. Così come sua moglie. Disponibile, umano. Raro». Non se ne fa un altro.

Pubblicato su Il Mattino di Padova