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Accoltella la ex a Padova. «Chiedeva sempre soldi, ma non volevo ucciderla». E poi si scusa

Il giudice Laura Alcaro ha convalidato il fermo e ha deciso che il 51enne resterà in carcere: rischio di reiterazione del reato

PADOVA. «Mi chiedeva soldi, di continuo. E io non ne potevo più. Abbiamo litigato, ho avuto un momento di rabbia... L’ho picchiata, ho preso il coltello in cucina e l’ho accoltellata... Ma non so quanti colpi le ho dato... Non ricordo... Ma non volevo ucciderla».

Ha ammesso tutto Stefano Fattorelli, il 51enne originario di Caprino Veronese che ha aggredito a coltellate l’ex compagna Sandra Pegoraro finita in gravissime condizioni in ospedale.

E lo ha fatto davanti al gip Laura Alcaro che ha convalidato il provvedimento di fermo, applicando nei suoi confronti la misura cautelare del carcere per il reato di tentato omicidio aggravato. Una misura sollecitata dal pubblico ministero Maria D’Arpa, titolare dell’inchiesta e presente all’interrogatorio avvenuto ieri nella casa circondariale Due Palazzi di Padova. Ad assistere Fattorelli, che ha già scontato una condanna per aver assassinato una precedente compagna con 33 coltellate, il difensore, l’avvocato Nicola Cenci.

Faccia a faccia con il giudice

Fattorelli, piuttosto scosso e agitato, ha parlato un quarto d’ora rispondendo sia alle domande del gip che del pm. E fornendo una sua “lettura” dell’accaduto, senza mai negare l’aggressione. Anzi, preoccupandosi di chiedere “scusa” all’ex compagna. Ha ricordato come nell’abitazione dell’Arcella in via Cafasso 2 lui fosse rimasto a vivere da solo mentre la donna se n’era andata nel mese di aprile.

Lo scorso fine settimana si sono rivisti. E anche martedì mattina, dopo aver svolto il turno di lavoro notturno come operatrice socio-sanitaria, Sandra Pegoraro è tornata a casa di lui per parlare. In pochi minuti la conversazione si trasforma in lite: questioni di soldi, ha insistito.

Soldi – è sempre la versione di Fattorelli – che la donna gli avrebbe chiesto di continuo e sperperato. Sono da poco passate le 11.30. Dalle parole l’uomo passa alle vie di fatto, picchiando l’ex convivente, poi sferra la coltellata alla schiena mentre lei è girata. In realtà la vittima risulta ferita in più punti, sia al torace che alla schiena (un fendente avrebbe pure lesionato un polmone).

Tuttavia Fattorelli ha ribadito di non ricordare il numero dei colpi. E ha aggiunto che, a un certo punto, l’ha lasciata andare. Non sarebbe stato in grado di fornire altri dettagli perché, ha spiegato, non ricorda.

La donna è uscita dall’abitazione urlando e precipitandosi di corsa lungo le scale: nell’androne del palazzo, al piano terra, il soccorso di alcuni vicini perché la lite fra i due – tra tonfi e grida – aveva messo in allerta diversi inquilini usciti dai rispettivi alloggi.

Abbandonato il coltello in casa, anche Fattorelli ha sceso le scale, allontanandosi dal palazzo. Solo intorno alle 15 verrà rintracciato dai carabinieri non lontano dal supermercato Alì del rione San Carlo dove lavora come magazziniere. Al giudice il 51enne ha ammesso di aver telefonato a un amico per cercare aiuto: è stata quella chiamata tramite il cellulare a farlo rintracciare.

La misura cautelare

Non sembra aver avuto alcun dubbio il gip Alcaro nel firmare la misura restrittiva della libertà personale più severa, il carcere. Il magistrato ha sottolineato nel provvedimento il rischio di reiterazione del reato da parte di Fattorelli. In pratica l’uomo potrebbe uccidere ancora (o tentare di farlo) trovandosi in situazioni analoghe.

Il 19 novembre 1999, infatti, aveva ucciso con 33 coltellate l’ex fidanzata Wilma Marchi, “colpevole” di averlo lasciato ed era stato condannato a 12 anni con il riconoscimento di un vizio parziale di mente.

Nel 2007 era stato scarcerato e aveva scontato il resto della pena in detenzione domiciliare prima di ottenere la definitiva liberazione grazie all’indulto e alla buona condotta.

Nel maggio 2012 era stato condannato a 2 anni (poi ridotti a un anno e 4 mesi in appello) per maltrattamenti e stalking a una seconda compagna: era la psicologa del carcere che aveva seguito il suo percorso rieducativo. Ora l’inchiesta continua. Ed è probabile che la difesa solleciti una perizia psichiatrica.

Pubblicato su Il Mattino di Padova