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Il giallo del cadavere ritrovato nel bosco, gli indizi portano al Veneto e ai Colli euganei

Il cadavere è stato trovato il 2 maggio. Si tratta di un uomo tra i 30 e i 40 anni. Si era costruito un rifugio nel bosco, in un quaderno segnava le tappe del suo digiuno di purificazione

PADOVA. Il corpo senza vita di un uomo di 30, massimo 40 anni, in avanzato stato di decomposizione. Adagiato in un bivacco, creato con le pietre, in un bosco di Castello Molina di Fiemme, nelle Dolomiti della provincia di Trento. A terra una trentina di bottiglie d’acqua in plastica, vuote, di fianco un block notes con un calendario fatto a mano con segnati i giorni del “digiuno”. Sotto una scritta: “Crematemi”.

Il cadavere è stato trovato lo scorso 2 maggio in posizione supina in un rifugio rudimentale costruito all’interno di un’area boschiva. Non aveva documenti e ad oggi non si conosce ancora la sua identità. Nessuno ha sporto denuncia per la scomparsa di quest’uomo e nessuno si è fatto avanti neppure dopo il ritrovamento del corpo.

Una pista porta verso il Veneto, nel Padovano probabilmente. Parlando con una persona del luogo, che ha raccontato ai carabinieri di aver incontrato nei mesi estivi lo sconosciuto poi trovato morto, avrebbe infatti paragonato le Dolomiti, da lui considerata la vera montagna, ai Colli Euganei, da dove aveva detto di provenire, più dolci e tondeggianti.

Ma non è solo questo elemento che potrebbe essere utile a dare un nome allo sconosciuto, alto circa 1 metro e 80, corporatura robusta, capelli lunghi scuri e barba. Ci sono anche tre tatuaggi particolari che forse qualcuno potrebbe riconoscere: un tatuaggio sull’avambraccio sinistro con delle frecce simbolo del Kaos con un elmo al centro, un tatuaggio sul polso destro con delle rune celtiche sovrastate da un bracciale pieno, un tatuaggio sull’avambraccio destro con una scritta in rune celtiche tracciata attorno al braccio.

Proprio sui tatuaggi la trasmissione “Chi l’ha visto?”, che si è occupata del caso, ha chiesto un parere alla professoressa di Filologia Germanica Carla Del Zotto: «La scritta in rune celtiche sembra la traslitterazione di un nome come “Sergio” o “Giorgio”. Di solito questi caratteri sono utilizzati da gruppi con interessi di tipo esoterico», ha spiegato Del Zotto.

E così si spiegherebbe anche il calendario, che potrebbe essere riconducibile a dei riti di digiuno di epoca celtica e correlato a un percorso di purificazione dell’anima. Nel luogo dov’è stato trovato il cadavere e nelle sue vicinanze i carabinieri non hanno trovato nulla che potesse essere ricondotto a del cibo e neppure luoghi dove l’uomo possa aver acceso un fuoco o cucinato.

Sicuramente però dev’essere stato una persona con una buona capacità pratica e organizzativa. A dimostrarlo il modo in cui aveva preparato il suo bivacco: un telo per proteggere la schiena legato con elastici e scotch americano. E poi il kit per la sopravvivenza: un coltello, due lampade, batterie, un borsone militare, tre saponette, uno spazzolino da denti e del filo interdentale. Era vestito con una giacca rossa e dei pantaloni grigi, abbigliamento che sembrerebbe quello di un motociclista.

Secondo le indagini dei carabinieri di Cavalese, e del comandante Enzo Molinari, l’uomo avrebbe vissuto in quel rifugio di fortuna diversi mesi e sarebbe morto attorno al 4 ottobre. A fornire questi elementi è ancora una volta il calendario da lui redatto, che indica un digiuno iniziato il 31 luglio 2021 e interrotto il 4 ottobre 2021 (ultimo giorno segnato da una X). Il corpo è stato sottoposto ad autopsia e ora si attende l’esito.

«Anche se non si può ancora escludere del tutto, quasi certamente non si è trattato di una morte violenta ma più probabilmente di un malore», dice il comandante Molinari. I carabinieri chiedono che qualsiasi notizia utile all’identificazione del corpo venga comunicata al comando di Cavalese, al numero 0462.248700. —

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Pubblicato su Il Mattino di Padova