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Non regge al dolore della morte della moglie, si uccide prima del funerale

Dramma nel Trevigiano. Luca Simionato, 54 anni, ha lasciato un biglietto il giorno del rosario della compagna Giovanna, scomparsa venerdì. Un grande amore, sublimato dalla comune passione per le Harley Davidson 

QUINTO. Alle 18 lo attendevano al rosario per la moglie, per la sua Giovanna, la JoJo con cui aveva diviso 31 anni di amore, di moto, di viaggi, di liberà. Ma Luca Simionato alla preghiera non ha partecipato. E oggi martedì 24 maggio non sarà all’ultimo saluto, quando per salutare Jojo alla chiesa parrocchiale di San Giorgio a Quinto romberanno le moto del popolo delle Harley, colonna sonora del dolore dei familiari e della comunità. E chissà quante ne aveva preparate lui, fra i più apprezzati creatori italiani ed europei di Harley customizzate. Luca non ci sarà, perché ieri (lunedì) pomeriggio ha deciso di togliersi la vita.

Non ha retto al dolore, che pure aveva affrontato da quando, venerdì, Giovanna era spirata dopo 4 giorni di coma. Domenica scorsa, appena tornati da un tour sulle loro Harley, aveva accusato un malore e si era accasciata sulle braccia del marito, accorso subito per impedire che cadesse violentemente a terra. Non si poteva pensare senza di lei. E pensare che ancora a mezzogiorno, ieri, era andata all’obitorio a definire gli ultimi dettagli per il funerale di oggi. Poi tornato a casa, ha deciso di raggiungere l’amore di una vita. E si è tolto la vita in un cantiere vicino alla sua abitazione di via Nogaré, dove vive anche l’anziana mamma di Giovanna, Giancarla.

Lo hanno trovato, sconvolti, i manovali di un’impresa che sta lavorando a quel cantiere, di ritorno dalla pausa pranzo. E la notizia della tragedia, dramma sul dramma, ha rapidamente fatto il giro di Quinto. Resta un biglietto, che Luca ha lasciato per spiegare il suo gesto. Ma gli amici, attoniti e sconvolti, ben si sono ricordati cosa dicesse quando Giovanna si era seriamente ammalata, per le complicazioni legate al suo quadro clinico: «Senza di lei sono perso».

Aveva 54 anni, Luca, e da 31 era l’altra metà di Giovanna. Si erano sposati nel 1996, cinque anni dopo essersi conosciuti. Lascia due fratelli, Claudio detto “Cley” e Luigi. “Lazzarone” lo chiamavano tutti, perché era l’affettuoso rimbrotto che dava agli amici quando combinavano qualcosa.

Stavolta è stato lui a prendere in contropiede tutti quelli che pensavano di abbracciarlo ieri al rosario e ancor più oggi al funerale, per sostenerlo. Ma chi lo conosceva bene, e non a caso sceglie eloquente silenzio, così come chi lo ha salutato sul web, sembra in cuor suo quasi “comprendere” la scelta di Luca.

Luca che amava le moto e voleva crearle, adattarle alle esigenze dei clienti, che lo cercavano e lo chiamavano il “restauratore”, per la sua abilità.

Luca che amava i vecchi carburatori e lo stile vintage e non celava di non gradire hitech né modernità.

Luca che si era creato il suo tempio, l’officina di Quinto che gestiva con Jojo. Luca che con Giovanna era andato anche in Canada, a Toronto dove Giovanna era nata, da genitori emigrati, e si era messo anche a fare il camionista. E anche in Canada le Harley, un fattore quasi genetico, per lui.

Nel 2012 erano tornati a Quinto. Giovanna e le moto, sempre. Le moto e la strada, gli amici, i viaggi.

Senza una fine, come dice la frase di John Lennon che Luca aveva voluto sull’epigrafe harleyana , per salutare Giovanna, in cui lei sembra arriva in sella alla sua Harley bucando l’annuncio funebre. «Tutto sarà okay alla fine, e se non è okay, allora non è la fine». Giovanna se l’era tatuata. Luca ha visto che la fine, senza Giovanna, non era okay? Ha voluto spostarla più in là, dove fosse tutto ok? Forse gli è parso che solo vicino a Giovanna fosse tutto okay. E ieri, in quel cantiere, è salito su una sella invisibile, e ha accelerato. Una sgasata per raggiungere la sua JoJo. E insieme viaggiano ancora su una strada infinita.

Pubblicato su Il Mattino di Padova