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Mattia ucciso dalla leucemia a 12 anni. «Ci ha insegnato a esser forti e coraggiosi»

La malattia scoperta in prima elementare: «Gli abbiamo spiegato cosa sarebbe accaduto. Ci ha detto: “Ok, va bene”»

CADONEGHE. Ha vissuto metà della sua giovanissima vita a combattere contro la malattia: sabato Mattia Greggio, un piccolo grande guerriero, ha chiuso gli occhi per sempre. Il 3 agosto avrebbe compiuto 13 anni. Mamma Daniela e papà Pierluigi sono disperati, ma anche grati per aver vissuto quasi 13 anni di gioia insieme al loro bambino, che fin dall’età di 6 anni lottava contro la leucemia.

Video. L’addio a Mattia dei suoi amici

Sempre sorridente, coraggioso e altruista, nonostante i continui ricoveri, i dolori e l’aver trascorso la vita costretto parte in ospedale e parte in casa, senza poter andare a scuola perché il suo sistema immunitario, troppo debole, non glielo consentiva. 

LA SCOPERTA ALLE ELEMENTARI

«È iniziato tutto a metà della prima elementare» racconta mamma Daniela «con continui mal di pancia, che prima pensavamo fossero capricci per non andare a scuola, ma poi, diventando sempre più frequenti e forti, ci hanno impensierito».

La corsa al Pronto soccorso, la scoperta della milza ingrossata, gli esami e l’infausta diagnosi: leucemia. «Abbiamo quindi iniziato le cure» prosegue la mamma «che in un primo momento sembravano aver funzionato, facendo sparire la malattia. Ma quattro anni fa si è ripresentata una recidiva e abbiamo ricominciato con le cure».

IL TRAPIANTO DALLA MAMMA

A dicembre è arrivato il trapianto, con la mamma come donatrice. «Eravamo tutti molto contenti, pure i medici» aggiunge la signora Daniela «perché Mattia aveva risposto bene al trapianto, senza rigetto e senza più la malattia. Purtroppo, però, è successo quello che nessuno si aspettava: si è scatenata un’infezione da citomegalovirus, i cui sintomi passano quasi inosservati nelle persone sane, mentre nel fisico di Mattia, provato dalle cure e dai farmaci, ha scatenato una reazione che lo ha colpito principalmente ai polmoni».

A giugno è dovuto ritornare in ospedale, da dove purtroppo non è più uscito. «Il 6 luglio i medici hanno dovuto sedarlo per poterlo intubare e farlo respirare» spiega papà Pierluigi «Gli abbiamo spiegato cosa sarebbe accaduto e le sue ultime parole sono state “Ok. Va bene”. Aveva sempre accettato ogni cura possibile, perché voleva vivere».

L’INSEGNAMENTO DI MATTIA

Continua la mamma: «Mattia ci ha dato un grande insegnamento: ad essere forti e coraggiosi, a non perderci mai d’animo. Molte persone buttano la propria vita, ma bambini come Mattia lottano strenuamente, ogni giorno, per rimanere qui, vivi, a godersi le piccole cose che solo quando non le hai più ti rendi conto di quanto siano importanti e preziose: una gita, una festa in famiglia, i giochi con gli amici, le risate».

LA SCUOLA ONLINE

Mattia non aveva mai perso il suo sorriso, anche se poteva di rado uscire e vedere gli amici. Non gli era consentito recarsi a scuola in quanto troppo debole, ma a casa a giocare con lui c’era spesso il suo migliore amico, Jacopo. Mattia ha quindi studiato in ospedale e a casa, mentre la prima media è riuscito a frequentarla online.

Era stato promosso e a settembre avrebbe iniziato la seconda media. Era bravissimo in inglese, lingua che aveva imparato da autodidatta, da solo, tra i videogiochi, i video sui social e gli amici virtuali sparsi nel mondo. Non potendo uscire molto di casa, la sua finestra sul mondo erano internet e il suo inseparabile tablet, che portava sempre con sé. Resta ora il suo ricordo, insieme all’immane dolore dei genitori per aver perduto il loro unico figlio: una famiglia già provata dalla scomparsa prematura, a soli 29 anni, dello zio paterno, mancato per un incidente stradale nel 2007. Poco dopo era nato Mattia, salutato dalla famiglia come un dono, una ventata di gioia.

LA SOLIDARIETA’

«In memoria di mio figlio» conclude convinta e commossa la mamma «e come gesto di gratitudine e di vicinanza per tutto quello che in ospedale hanno fatto per noi, tornerò in Oncoematologia pediatrica a portare sostegno alle altre mamme. In questi anni siamo diventati una grande famiglia, gioendo per chi guariva e piangendo per chi non c’era più. Sappiamo per esperienza quanto sia importante, oltre alle cure mediche, il sostegno tra famiglie: per questo crediamo nell’impegno».

Pubblicato su Il Mattino di Padova