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Due fratelli morti nello schianto a Monselice: ecco chi erano

Uno padre di tre figli, l’altro futuro sposo. Nativi di El Kelâat Es-Sraghna, erano in Italia da più di otto anni: lavoravano sodo per costruirsi e sostenere le loro famiglie

MONSELICE. Una passione smisurata per il lavoro, una vita condivisa ormai da anni in Italia e poi due storie famigliari che entrambi stavano costruendo con grande responsabilità: Abderrahim che aveva moglie e figli in Marocco, Mohammed che presto si sarebbe sposato.

Si raccontano soprattutto così i due fratelli Asbita, che hanno perso la vita martedì mattina andando al lavoro. I due, 38 anni il maggiore e 32 il più giovane, vivevano insieme da qualche tempo in un’abitazione a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Monselice.

Erano originari di El Kelâat Es-Sraghna, capoluogo dell’omonima provincia, nella regione di Marrakech-Safi, città che si trova a una settantina di chilometri dalla ben più nota Marrakech.

«Erano arrivati in Italia poco più di otto anni fa» racconta Mohamed Boufelja, titolare della ditta Fratelli Mar di Conselve «con una grande voglia di lavorare e di costruirsi una famiglia». Proprio con Boufelja, Abderrahim aveva dato vita alla Fratelli Mar, con sede in via Matteotti. «Abbiamo lavorato assieme fino a qualche mese fa, poi le nostre strade si sono divise e Aderrahim e Mohammed hanno deciso di continuare per conto loro».

Che il lavoro per i due fratelli fosse un impegno importante lo testimoniano persino i social: il 38enne, in particolare, non perdeva occasione di pubblicare su Facebook e Instagram immagini e video dei cantieri in cui lavorava e delle opere in cui era impegnato. Lo faceva mostrando orgoglioso i risultati del suo lavoro, o anche solo per chiedere un consiglio agli amici che lo seguivano. I due erano specializzati in particolare nella realizzazione di pareti in cartongesso.

Perfettamente integrati in Italia, i due avevano tuttavia principalmente rapporti con connazionali. Abderrahim era sposato ed era anche padre di tre figli: la più grande ha tredici anni. «La sua famiglia vive però in Marocco» continua l’ex collega di lavoro «Periodicamente mi consegnava dei soldi da inviare alla sua compagna». Molto probabilmente entro qualche anno la sua famiglia sarebbe venuta in Italia, per stabilirsi con il 38enne.

Mohammed, invece, era celibe, «ma alcuni amici mi hanno raccontato che stava preparando le carte per sposarsi». Anche per questi progetti futuri, a cui entrambi miravano con grande responsabilità e credendo nell’importanza del lavoro, la tragedia che si è consumata ieri ha portato al forte cordoglio dei tanti amici dei due fratelli.

Pubblicato su Il Mattino di Padova