• Home
  •  > Notizie
  •  > Padova, ventenne trovato morto a Città Giardino: l’ipotesi di un mix di droga e farmaci

Padova, ventenne trovato morto a Città Giardino: l’ipotesi di un mix di droga e farmaci

Nessun segno di violenza, sarebbe stato ucciso da un malore durante la mattina di Ferragosto a casa di un amico con cui aveva passato la serata

PADOVA. Un risveglio pigro nella mansarda di una casa non sua, fuori dalle finestre il silenzio del giorno di Ferragosto, che in un quartiere come Città Giardino si sente ancora di più. Massimiliano prende il telefono e scrive un messaggio a un amico. Tra le righe una notizia: ieri ho comprato della droga. Dopo l’invio, torna a dormire. E da quel sonno non si sveglia più.

All’ora di pranzo del 15 agosto, l’amico che lo ospita - la sua casa di Città Giardino è vuota, la famiglia è in vacanza - chiama invano Massimiliano dal piano di sotto. Quello non risponde.

I minuti successivi appartengono al copione di molte tragedie: il ritrovamento del corpo senza vita, la disperazione, una chiamata al 118, l’arrivo della polizia, auto in strada e tende del vicinato che si scostano per vedere cosa sta succedendo in un giorno in cui non dovrebbe succedere niente. E poi parenti, altre telefonate, il dramma. Ancora più grande perché è il cuore di un ventenne che si è fermato. Lui si chiamava Massimiliano Segala, un mese fa aveva festeggiato la maturità allo Scientifico con 87/100.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI

C’è ancora qualche vuoto nella ricostruzione delle ventiquattro ore che precedono il fatto. Dopo un sabato sera passato ai Navigli, Massimiliano dorme a casa di uno zio che è passato a prenderlo a fine serata.

Non è un evento raro, questo cambio di letto e di tetto. Il ragazzo - i cui genitori sono separati - si divide spesso tra la sua casa di residenza, a San Giorgio delle Pertiche, dove abita da un anno con sua mamma Lucia Pasuto (prima abitavano a Cadoneghe), e quella di Padova, dove sta con il papà Paolo, ingegnere di un’azienda informatica con sede a Este, e con il fratello Samuele. Ma nella sua vita ci sono anche i nonni paterni, a cui è legatissimo, e - sempre dalla parte del padre - un paio di zii affettuosi e molto presenti. Domenica dopo pranzo un amico lo invita a fare serata e a restare a dormire da lui, visto che i genitori sono fuori città. Così succede.

Ma dove vanno e cosa fanno, può raccontarlo solo il suo amico. Lunedì, giorno di Ferragosto, il risveglio, il messaggio Whatsapp e poi quel malore. Quando arrivano i medici e gli operatori del 118, accanto al letto di Massimiliano c’è una confezione aperta di psicofarmaci. E per terra il telefono, con quel messaggio che dovrà comunque essere verificato.

L’INCHIESTA

Il magistrato di turno è Marco Brusegan. Legge il rapporto della polizia, dove si dice chiaramente che non ci sono segni di violenza sul corpo, e apre un fascicolo con l’ipotesi di morte in conseguenza di un altro reato, che poi eventualmente sarebbe la cessione di stupefacenti. È la formula che consente di proseguire con le indagini per provare a risalire al pusher, se cessione di droga c’è stata.

Di indagati al momento non ce ne sono, ma il primo passo sarà quello dell’esame autoptico sul corpo di Massimiliano. Lo farà (mercoledì 17) il medico legale Stefano D’Errico e sarà utile per capire se, come ipotizzato, il ragazzo abbia assunto stupefacenti, di che tipo e se ci sia stata interazione con i farmaci che stava prendendo.

Ma è molto importante anche la testimonianza resa dall’amico con cui Massimiliano ha trascorso la serata e in casa del quale ha passato la notte, perché dove sono stati e chi abbiano incontrato potrebbe essere fondamentale per un riscontro dell’ipotesi investigativa.

LA VITTIMA

La notizia della morte di Massimiliano Segala rimbalza tra gli amici e i conoscenti nel tardo pomeriggio di lunedì e diventa pubblica ieri mattina, generando la costernazione e il dolore collettivo che la morte di un ventenne inevitabilmente porta con sé. Massimiliano aveva frequentato il liceo scientifico Fermi in prima superiore. «Aveva da recuperare due materie, ma niente di grave e l’aveva fatto», ricorda la preside Alberta Angelini.

«Poi però aveva chiesto di andare via per fare altrove la seconda. La notizia della sua morte è davvero terribile, siamo vicini alla famiglia».

Negli anni successivi Massimiliano ha frequentato la scuola dei Rogazionisti, ma da lì era stato espulso a gennaio e si era trasferito in un istituto paritario nelle Marche per finire gli studi. Ma la sua vita è rimasta a Padova, tra i club di musica e le serate in discoteca. La vita normale di un ventenne, finita tragicamente, come a vent’anni non si dovrebbe mai morire. —

Pubblicato su Il Mattino di Padova