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Venezia, Nabih ora riposa nel cimitero di Marghera rivolto verso la Mecca

Si è svolta la cerimonia funebre del neonato al quale era stato in un primo momento negato lo spazio nel settore islamico del campo santo. L’imam: «Come comunità musulmane del veneto stiamo pensando di acquisire uno spazio solo per i nostri fedeli»

VENEZIA. Mouhamed Nabih Ndiaye, il bimbo nato morto l’8 giugno scorso, è stato seppellito con una cerimonia funebre guidata dall’imam della Comunità islamica di Venezia e provincia, Hammad Al Mahamed, nel settore islamico del cimitero di Marghera, come richiesto dai suoi genitori.

Il piccolo feretro bianco è arrivato nel cimitero di Marghera a mezzogiorno di sabato mattina, dietro di lui il papà Cheir Tidiane, parenti e amici della comunità senegalese della città, che si sono stretti attorno al genitore. La salma adagiata rivolta verso la Mecca, l’imam ha pregato e successivamente il papà assieme agli amici, ha deposto il feretro sotto terra, dopo aver scelto la posizione adatta, come è usanza tra i fedeli di Allah.

Ora rimangono solo 18 posti liberi, nell’appezzamento del campo santo dedicato alle sepolture islamiche finora aperto a chiunque ne facesse richiesta, anche da fuori comune e provincia. L’altro ieri è mancato un fedele musulmano bengalese, ma non è stato ancora deciso se il corpo tornerà in patria, o se la famiglia chiederà riposi a Marghera.

Il caso di Nabih, era stato sollevato dall’agenzia funebre Lucarda, che si è occupata delle esequie, perché al padre e alla madre in un primo tempo era stato negato lo spazio per carenza di posto. Successivamente, quando il padre si è trasferito nel comune di Venezia, è stata accettata la richiesta. Ma il problema della penuria di spazi per i fedeli islamici che sono migliaia sia in comune e ancora di più in provincia di Venezia, è molto attuale.

L’imam  ha anche sollevato un’altra questione che a lui sta molto a cuore: nel campo santo il 30 per cento delle salme appartiene a neonati che non sono sopravvissuti al parto. «C’è un problema, è una questione molto delicata» dice senza timore l’imam, il teologo siriano Hammad «è evidente che è una questione culturale, legata a usi e costumi, al pudore delle donne che probabilmente si vergognano ad andare dagli specialisti e non si fanno seguire abbastanza per una serie di motivazioni». L’imam lancia un appello alle donne musulmane: «Andate dai medici e dagli specialisti ospedalieri, fate seguire la vostra gravidanza fino alla fine». Per evitare che insorgano complicazioni durante il parto o la gestazione.

La comunità islamica di Venezia e provincia, ha presentato al Comune un piano di ampliamento e rotazione delle salme, per dare modo a tutte le famiglie che affrontano un lutto, di far riposare i loro cari nel Paese dove vivono e nascono. La Comunità bengalese chiede spazi in ogni cimitero delle municipalità in cui è suddiviso il Comune, non sono in quello di Marghera. Ma c’è anche un’altra ipotesi al vaglio, quella cioè che le comunità islamiche del Veneto si mettano assieme per acquistare da sole uno spazio ad hoc, che potrebbe essere a Padova, a Venezia o a Treviso, dove poter seppellire, come da usanza, i defunti di prima, seconda e terza generazione che si trovano a morire nel nostro territorio. —

Pubblicato su Il Mattino di Padova