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Sparò a Guerra, trasferito il comandante dei carabinieri

L’Arma ha destinato il maresciallo Marco Pegoraro a un ufficio in Legione: è il militare che ha ucciso il giovane squilibrato

SANT’URBANO. Il maresciallo Marco Pegoraro lascia la stazione di Carmignano di Sant’Urbano e passa alla Legione Carabinieri che ha sede al comando provinciale.

L’ha deciso l’Arma che ha indetto l’interpellanza (una prassi per i posti vacanti) per comandare la stazione, una sorta di bando dove sono riportate le caratteristiche del sottufficiale che si ricerca, quindi un maresciallo con tot anni di carriera e con certe caratteristiche. Ad interpellanza chiusa sarà il generale Maurizio Detalmo Mezzavilla, comandante della Legione dei Carabinieri Veneto a decidere chi andrà a Carmignano: un’idea precisa potrebbe già averla, il caso, alquanto delicato lo sta seguendo in prima persona. Lo stesso generale, appena saputo della morte di Mauro Guerra, ucciso da Pegoraro mentre stava colpendo alla testa il brigadiere Stefano Sarto, si era precipitato a Carmignano per verificare i fatti.

Evidentemente l’alto ufficiale ha deciso che fosse inopportuno che Pegoraro rimanesse a Carmignano dopo quanto accaduto, com’era del resto prevedibile, nonostante fosse arrivato nella piccola stazione solo da tre mesi. Dal giorno dopo i fatti è stato messo in convalescenza e ora, nell’attesa di una probabile nuova destinazione è stato assegnato alla Legione. Nel frattempo l’indagine che lo vede accusato di omicidio colposo è in stallo, nell’attesa degli esiti dell’autopsia (ci vorranno sessanta giorni) e degli altri accertamenti, in primis quello balistico.

Le parti in causa sono come ovvio contrapposte con l’avvocato del maresciallo, Stefano Fratucello, speranzoso in una archiviazione dell’indagine in fase preliminare e i legali della famiglia Guerra, Fabio Pinelli e Alberto Berardi che la pensano in modo diametralmente opposto. Il pubblico ministero di Rovigo, Fabrizio Suriano sta attendendo gli esiti degli accertamenti tecnici commissionati per proseguire nell’indagine. Nel frattempo emerge dagli atti che Mauro Guerra, diversi anni fa, era stato invitato, sempre dai carabinieri a ricorrere ad alcune cure mediche. Tutto si era risolto bene, senza problemi e il ragazzo si era ripreso bene, addirittura finendo gli esami e laureandosi. In merito a quanto successo il 29 luglio, un Tso regolare non c’era. Guerra aveva dato dei segni di squilibrio e i carabinieri avevano deciso che era il momento di curarsi.

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Pubblicato su Il Mattino di Padova