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Si inietta eroina, partorisce e il bebè muore

Tossicodipendente incinta di cinque mesi si era appartata con il compagno sotto i portici, dopo il “buco” ha avuto le doglie

Questa è una storia orrenda. È la storia di una donna incinta distrutta della droga e di un bambino sfortunato che non ce l’ha fatta. Stava crescendo in grembo da soli cinque mesi ed è nato in un giaciglio di piazza Salvemini, utilizzato da mamma e papà per bucarsi. È venuto alla luce dopo l’ultima iniezione della madre,è stato messo al mondo grazie all’amore e agli sforzi dei medici e degli infermieri del Suem 118. Ma nonostante tutto non ce l’ha fatta perché cinque mesi sono troppo pochi. E così è morto poco dopo l’arrivo nel reparto di Neonatologia.

Erano da poco passate le 15 in piazza Salvemini, la solita piazza Salvemini. Non quella delle banche, non quella della sede di Antonveneta e degli uffici tecnici. È la piazza Salvemini dei tossicodipendenti, dei giovani distrutti dall’eroina, quelli che dormono e collassano lì. Quelli che ogni tanto anche muoiono, accendendo per qualche giorno l’attenzione sul problema del degrado. Ma dopo i soliti controlli delle forze dell’ordine, ecco di nuovo i drammi frutto della dipendenza.

Lei è una ragazza di 27 anni originaria della zona dei Colli e sta con un giovane di 25 anni che probabilmente è il padre del bambino. Vivono all’addiaccio, sono consumati dall’eroina e le loro giornate sono improntate sulla ricerca della dose da sparare in vena. Erano lì ormai da giorni, avevano sistemato vecchie felpe e coperte a terra sotto i portici. Approfittavano della scarsa affluenza dei dipendenti delle banche dovuta alle vacanze estive. Dormivano lì, mangiavano lì, si facevano lì. Ieri poco prima delle 15 si sono iniettati una dose. Subito dopo lei ha iniziato a sentire strani sintomi, alla pancia, al pube. Si è spaventata e ha convinto il compagno a telefonare al 118. Quando medici e infermieri del Suem sono arrivati, hanno trovato i due stralunati e sdraiati sugli stracci stesi a terra. Si sono resi conto quasi subito che lei stava per partorire e così ce l’hanno messa tutta. Dopo qualche minuto il piccolo è venuto alla luce. Caricato in ambulanza, è stato trasferito d’urgenza in ospedale per le cure del caso: 21 settimane sono poche per resistere. Lo sono anche per un bambino che nasce in condizioni normali. Sembrava resistere il piccolino, sembrava potercela fare. Ma il suo cuore si è fermato poco dopo l’arrivo in Neonatologia.

Del fatto è stato informato subito il posto di polizia dell’ospedale e quindi si è messa in moto la Questura di Padova. Dovranno essere condotti tutti gli accertamenti del caso per capire se ci sono responsabilità in questa tragedia.

La madre è stata ricoverata in Ostetricia ma, chiaramente, non ha compreso subito quel che stava accadendo. La dose di eroina è entrata in circolo proprio nel momento del parto e dunque non ha avuto nemmeno la consapevolezza della gravità della situazione. È stata informata nel tardo pomeriggio, quando è passato l’effetto di quell’ultima siringa: una coltellata al cuore del suo bambino.

e.ferro@mattinopadova.it

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Pubblicato su Il Mattino di Padova