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Il tabaccaio di Civè sparò per difendersi

La perizia balistica riduce l’imputazione di omicidio da volontario a colposo: il negoziante temeva di essere aggredito

CORREZZOLA. Il frastuono della vetrina sfondata della sua tabaccheria e la corsa giù in negozio. Poi il colpo di pistola che ha ucciso uno dei ladri. Erano le due della notte del 26 aprile 2012. Una notte che Franco Birolo, 49 anni, gestore della tabaccheria con rivendita di giornali in via San Donato 24 a Civè di Correzzola, non dimenticherà mai. Ora il pubblico ministero Benedetto Roberti ha chiuso le indagini preliminari. All’esercente viene contestato l’omicidio colposo, imputazione che scaturisce dall’accusa di omicidio volontario che viene attenuato dalla legittima difesa e dall’eccesso colposo.

Dalle contestazioni della procura, che ora si appresta a chiedere il giudizio, emerge che l’esercente ha sparato all’interno della tabaccheria, a una distanza variabile (così certifica il consulente tecnico) che va dai 50 ai 150 centimetri. Quindi nessuna esecuzione avvenuta fuori dal negozio, con il ladro in fuga.

È all’incirca l’una e 55 minuti quando il tabaccaio, che sta dormendo sopra il negozio assieme alla sua famiglia, viene svegliato dal suono della sirena. Nonostante la paura balza giù dal letto pronto a difendere il suo negozio. S’infila una tuta, prende la sua pistola (che detiene regolarmente), una Glock semiautomatica calibro 9 per 21 e si precipita nella tabaccheria. La palazzina è una sorta di casa-bottega, solo una tenda separa il vano scala dal negozio. La banda di stranieri si era procurata una panca, presa dal vicino bar Al Cacciatore e spingendola con una Fiat Punto aveva buttato giù la porta. Quando Birolo sposta la tenda urlando, vede un uomo che sta uscendo dalla tabaccheria. È Gheorge Neagu. Lo segue e un attimo dopo nota alla sua sinistra un secondo malvivente, Igor Ursu, moldavo, che sta arraffando stecche di sigarette e confezioni di profumi. Quest’ultimo, spaventato, scavalca il bancone, probabilmente per fuggire, visto che ormai il colpo è fallito, ma forse per aggredire Birolo che, quasi d’istinto spara. Lo colpisce all’altezza dell’ascella. Il ladro, seppur ferito esce dalla bottega e fatti pochi passi, comincia a barcollare, trascinandosi per un’altra trentina di metri, prima di cadere senza vita dall’altra parte della strada. Il pm Roberti contesta un eccesso colposo dei limiti stabiliti dalla legge in merito alla legittima difesa: i due stranieri non erano armati. Inoltre Ursu stava fuggendo verso l’esterno del negozio al momento dell’eplosione del colpo. Lo stesso magistrato nota che Birolo (difeso dall’avvocato Luigino Martellato) aveva utilizzato la sua pistola per la prima volta, non essendosi mai addestrato in precedenza. Si è pure ferito al pollice sinistro, colpito dall’arretramento del carrello - otturatore e dalla conseguente ritenzione del bossolo.

La sorella del moldavo ucciso, residente a Roma e assistita dal penalista Massimo Malipiero, si è costituita parte offesa dal pubblico ministero Benedetto Roberti (successivamente diventerà parte civile). «Era arrivato da poco in Italia» aveva raccontato «e presto doveva andare in Austria da nostro fratello, che lavora laggiù da tempo come tecnico, per vedere di trovare un’occupazione stabile. Quella notte non so cosa sia successo, penso sia stato coinvolto da una cattiva compagnia, avranno fatto una bravata. Quello che mi sento di dire è che Igor non era un malvivente». «La nostra volontà è quella di arrivare all'esatta ricostruzione della tragedia» aveva aggiunto l'avvocato Malipiero. «Se verranno riscontrate delle responsabilità, si vada fino in fondo». Per Franco Birolo, a meno di sorprese, nel 2015 inizierà il processo.

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Pubblicato su Il Mattino di Padova