• Home
  •  > Notizie
  •  > Ambiente, i disastri impuniti nel Veneto

Ambiente, i disastri impuniti nel Veneto

Petrolchimico di Marghera e inchiesta "Mercante dei rifiuti" nel rapporto di Legambiente sugli scempi italiani

VENEZIA. Sostanze inquinanti a Marghera e rifiuti nel cemento delle opere stradali: sono i due casi di disastri ambientali citati da Legambiente nel proprio dossier sugli scempi italiani, per quanto riguarda il Veneto. Ecco le parti dedicate alla nostra regione.

Porto Marghera. "Nel 1996 il sostituto procuratore Felice Casson, a seguito dell’esposto presentato da Gabriele Bortolozzi, avvia delle indagini che lo portano a chiedere il rinvio a giudizio di 28 dirigenti ed ex-dirigenti della Montedison e della Enichem. L’accusa è di strage, omicidio e lesioni colpose multiple (per la morte da tumore di 157 operai addetti alla lavorazione del CVM e PVC e per 103 casi di malattie analoghe contratte da altrettanti dipendenti) e di disastro colposo per inquinamento ambientale".

"In sostanza, secondo Casson i dirigenti pur consapevoli dei rischi sanitari ai quali andavano incontro i propri lavoratori non adottarono nessuna delle cautele necessarie. Nonostante ciò, nel 2001 arriva l’assoluzione per tutti i 28 imputati: per le morti e le malattie verificatesi prima del 1973, in quanto il fatto non costituisce reato, per quelle successive al 1973, per non aver commesso il fatto".

"Nel maggio 2004, inizia il processo di appello e il 15 dicembre 2004 viene emessa la sentenza di secondo grado, che condanna cinque ex dirigenti Montedison a un anno e mezzo di reclusione per omicidio colposo nei confronti di un operaio morto di angiosarcoma epatico nel 1999".

"I cinque condannati usufruiscono, invece, della prescrizione per sette omicidi colposi precedenti, sempre causati da angiosarcoma; dodici casi di lesioni colpose per altre neoplasie, epatopatie e sindromi di Raynaud; scarichi inquinanti nella laguna; omessa collocazione di impianti di aspirazione dal 1974 al 1980. Gli stessi ex dirigenti sono assolti, perché il fatto non costituisce reato, dall’accusa di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro fino a tutto il 1973. In ogni caso, ai condannati è riconosciuta la sospensione condizionale della pena. Nel 2006, la Cassazione conferma la sentenza di appello".

Inchiesta Mercante di rifiuti. "A giugno del 2004 i forestali intercettano un traffico illecito di rifiuti pericolosi, provenienti da centinaia di ditte di varie regioni, mescolati a cemento per formare un conglomerato cementizio da utilizzare per la realizzazione di sottofondi stradali in opere pubbliche".

"È finito, ad esempio, nei cantieri per la costruzione del cavalcavia di via Camerini a Padova, a Pernumia, a Mira a Battaglia Terme, a Due Carrare e a Monselice. I risultati di laboratorio avrebbero poi dato ragione agli inquirenti: in quel conglomerato c’erano più monnezza che cemento. Sette le persone arrestate e 28 quelle denunciate. Se le condanne con rito abbreviato per chi ha patteggiato sono nel frattempo diventate definitive, per il rito ordinario è intanto intervenuta la prescrizione, anche per il reato di associazione a delinquere".

Pubblicato su Il Mattino di Padova