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Identificato l’uomo morto da due mesi

Adriano Meneghello aveva 50 anni ed era malato di diabete: viveva a Ponte San Nicolò ma spesso spariva per settimane

No. Non apparteneva a uno straniero, a un barbone o a uno sbandato venuto da chissà dove il corpo senza vita, in avanzato stato di decomposizione, rinvenuto sabato mattina nel casolare disabitato all’interno del Parco Vita, centro sociale e geografico del Comune di Ponte San Nicolò. Quei resti, resi irriconoscibili dai morsi dei topi, abbandonati e confusi tra le foglie autunnali, erano di un uomo di Ponte San Nicolò, nato a Rubano ma cresciuto ai piedi degli argini del Bacchiglione. Si chiamava Adriano Meneghello: il prossimo 8 gennaio avrebbe compiuto 50 anni. Uno del posto. Il corpo era stato scoperto da uno straniero, il quale, verso le nove del mattino di sabato, si era addentrato nella zona del casolare per un bisogno fisiologico. A dare un nome a quell’uomo, vestito con abiti invernali, ci hanno pensato i carabinieri della locale stazione, guidati dal maresciallo Marco Corazza e i colleghi del Nucleo Investigativo di Padova. Fondamentale, probabilmente, per l’identificazione, il ritrovamento di un cellulare accanto al corpo della vittima. Adriano Meneghello, attualmente senza lavoro, soffriva di una grave forma di diabete. Aveva abitato, fino all’inizio di giugno, assieme al fratello Marino, cinque anni più vecchio di lui, anch’egli in difficoltà economica. Per quindici anni Adriano aveva abitato a Jesolo, dove lavorava come custode in un centro turistico. Poi, nel 2012, dopo la morte del padre Fortunato, aveva abbandonato l’impiego ed era tornato a vivere con il fratello Marino a Ponte San Nicolò, nella casa dei genitori di via Bologna. A marzo i due fratelli si sono trasferiti in viale del Lavoro, in zona artigianale a Roncajette, all’interno di un appartamento preso in affitto. Tra maggio e giugno di quest’anno l’uomo era stato ricoverato all’ospedale di Padova. Pochi giorni dopo essere tornato a casa si è allontanato per sempre. Il fratello non ne ha mai ufficialmente denunciato la scomparsa, in quanto, a suo dire, più volte nel corso degli anni era mancato di casa per settimane, anche di più. Adriano Meneghello ha passato gli ultimi mesi di vita come un fantasma, campando di espedienti, dormendo in giacigli di fortuna, sebbene le sue precarie condizioni di salute consigliassero ben altro stile di vita. Quel portico, sotto il quale in autunno aveva trovato riparo, è stata la sua tomba. Lì, a pochi metri dal traffico della statale Piovese, dai percorsi di jogging, dalle passeggiate con i cani al guinzaglio e di mamme con le carrozzine si è consumato un dramma, dimenticato da tutti per uno, forse due mesi. L’autopsia, disposta dal pubblico ministero, servirà a capire la data della morte, risalente forse a mesi fa e soprattutto la causa. La pista ritenuta più probabile, al momento, è quella delle conseguenze della sua grave malattia.

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Pubblicato su Il Mattino di Padova