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Il fratello: «M’aspettavo finisse così»

«Seguito dai servizi sociali ma non collaborava. Quando lo cercavo, scappava»

È la domenica pomeriggio che precede il Natale ma per Marino Meneghello, 55 anni, padre separato, lo spirito delle feste non potrebbe essere più lontano. Nel suo appartamento che dà su viale del Lavoro, da poche ore ha ricevuto la notizia che quel corpo ritrovato nel casolare del Parco Vita, situato all’estremità della strada dove abita, è il corpo di suo fratello Adriano.

«Non lo vedevo da giugno», ammette Marino Meneghello,spegnendo l’ennesima sigaretta. «Era malato. Ecco le carte arrivate dall’ospedale, questi i documenti per la pensione d’invalidità, poco più di cento euro», dice, mentre sventola una risma di carte piegate. «Adriano era stato 15 anni a Jesolo. Viveva in un container e faceva il custode in un complesso turistico. Poi, nel giugno del 2012, è mancato nostro padre, Fortunato. Ho passato alcuni mesi da lui a Jesolo, poi, a settembre, mi ha chiesto di poter tornare a vivere con me a Ponte San Nicolò. Non voleva più fare quella vita. L’ho accolto a braccia aperte». Un anno e mezzo di convivenza in via Bologna, poi il trasloco: «Avevo dei debiti, in più dovevo pagare gli alimenti a mia moglie. Mi trovo senza lavoro, così ho dovuto fare delle scelte: ho venduto casa, ho saldato tutto e sono venuto qui a vivere in affitto». Adriano però non stava bene, in tutti i sensi: «Mi faceva penare. Attraversava un periodo di forte disagio. Era seguito dai servizi sociali… ma se uno non collabora, soprattutto se ha certi problemi…», sospira, «io qualche lavoretto l’ho trovato, ma con mio fratello non c’era verso di ragionare».

Poi la scomparsa: «I miei amici», racconta Marino Meneghello, «mi dicevano che vedevano Adriano in giro: Voltabarozzo, Roncaglia, Legnaro. Anche qui vicino, sull’argine. Sono andato a cercarlo di notte, tra le panchine dell’ospedale dove dicevano dormisse… Niente. Quando lo cercavo, scappava. Almeno così mi hanno detto». «Ho fatto 19 telefonate», dichiara con precisione, mostrando il display del telefono, «l’ultima venerdì sera, alle 22.44. Gli volevo chiedere se voleva passare le feste da me». Nessuna risposta. «È scomparso cinque volte, negli anni. La prima nel ’94. Era stato in un hotel di Conselve per due mesi, lasciandoci il conto da pagare. Non ho denunciato la scomparsa perché lo vedevano nei paraggi». Dopo l’autopsia e il riconoscimento, potrà dirgli addio: «Vuole la verità? Mi aspettavo finisse così. Non ho più parole, solo: “Ciao Adriano”». (an.c.)

Pubblicato su Il Mattino di Padova