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Morto nel casolare Il fratello non pagherà le spese del funerale

Sarà quasi certamente il Comune di Ponte San Nicolò a organizzare le esequie di Adriano Meneghello

Verrà definita in questi giorni, forse addirittura la settimana prossima, la data per l’autopsia sui resti di Adriano Meneghello, il quarantanovenne di Ponte San Nicolò trovato morto da due mesi sotto il portico del casolare abbandonato all’interno del Parco Vita. L’unico parente di Adriano è il fratello Marino, 54 anni, con il quale l’uomo aveva convissuto fino a giugno prima di allontanarsi per sempre dal loro appartamento di viale del Lavoro. Malato di diabete, da tempo sbandato, Adriano probabilmente è spirato per cause naturali, sotto il portico che aveva scelto come riparo di fortuna , nel periodo a cavallo tra i mesi di ottobre e novembre. A scoprire la salma è stato uno straniero di passaggio. Marino, il fratello maggiore del defunto, che versa in condizioni economiche non facili, ha già detto di non sentirsela di sostenere le spese per i funerali. Sarà quasi certamente il Comune, dunque, ad organizzare le esequie di Adriano Meneghello.

Ma com’è possibile che nessuno abbia denunciato la scomparsa dell’uomo, che ha vissuto a Ponte San Nicolò come un clochard da giugno fino al giorno della sua morte? Se lo chiede Pasqualina Pagliarin, responsabile della Caritas interparrocchiale: «Purtroppo l’aura di pessimismo che ci circonda ci chiude in noi stessi. Lo noto tra la gente: l’individualismo sfrenato ci impedisce di vedere al di là del nostro naso. Credo sia impossibile che in tutti questi mesi nessuno tra amici, conoscenti, vicini non abbia avuto gli elementi per lanciare un allarme. A noi, purtroppo, non è giunta nessuna segnalazione. Rinnovo l’invito a segnalare al Comune, alla Caritas e alle parrocchie ogni situazione potenzialmente pericolosa, proprio perché si possa intervenire in tempo. Il nostro sforzo è quello di educare i più giovani ad aprire i loro occhi alla carità, per accorgersi dei bisogni del prossimo».

Sul caso interviene anche il consigliere comunale Marco Schiavon: «Perché nessuno ha controllato il Parco Vita in questi mesi?». E aggiunge: «Casi come questi dimostrano quanto sia urgente dotare il Comune di un sistema di videosorveglianza».

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Pubblicato su Il Mattino di Padova