Bimbo travolto, due versioni

Il padre scarica la colpa sull’amico che si difende: «Massimiliano era corso accanto al papà»

MONTAGNANA. Il padre scarica sull’amico la responsabilità della morte del figlioletto. Quest’ultimo si difende. E spiega che tutti e due hanno sbagliato, accompagnando il bambino nell’area della pista da cross vietata a tutti, tranne che a tecnici e atleti. E puntualizza: avevo affidato, di nuovo, quel piccolo al suo papà poco prima della tragedia. Due versioni e due verità opposte, ieri mattina, davanti al giudice monocratico di Padova Alessandro Apostoli Cappello, chiamato a giudicare otto imputati di concorso in omicidio colposo in seguito alla morte di Massimiliano Cogo, 6 anni appena, di Schiavon (Vicenza), travolto e ucciso dalla moto di un atleta a due passi dall’arrivo il 2 giugno del 2012 nel crossodromo del Palù a Montagnana (il bambino era spirato il 5 giugno in ospedale in seguito alle gravissime lesioni).

Ieri hanno parlato due imputati, Ruggero Cogo, papà della vittima e anche di uno dei motociclisti in gara, e Giuseppe Parise, un tempo amico del primo e pure lui padre di un altro atleta. Incalzato dalle domande del pm Sergio Dini che ha contestato tra l’altro l’ultimo di una serie di sette errori (l’imputato avrebbe lasciato solo il bambino) Giuseppe Parise tra le lacrime ha rievocato il dramma, raccontando un particolare finora sconosciuto: pure Ruggero Cogo era stato investito dal motociclista. «Massimiliano, il papà e altri 4 piloti erano stati investiti dalla moto di Carlo Veronese (imputato)... Avevo lasciato Massimiliano perché era corso accanto al papà, attaccandosi alle sue gambe. Così mi sono allontanato e distratto in altre cose... Poi la moto ha investito tutti e due tanto che io avevo aiutato Ruggero ad alzarsi: faceva fatica a rimettersi in piedi». Se non fossero stati vicini, padre e figlio sarebbero stati centrati dalla due-ruote improvvisamente sbandata? Parise ha spiegato che lui, Massimiliano e il papà Ruggero erano entrati insieme nell’area del crossodromo bandita al pubblico. Poi il piccolo aveva sete, lui si era offerto di accompagnarlo fuori, nella zona dei camper. Quindi il rientro: Parise grazie al pass, mentre gli addetti alla vigilanza avevano chiuso un occhio di fronte a Massimiliano liquidando quel passaggio con una battuta e un sorriso: «È un pilota, vero?» «Massimiliano è corso vicino al papà che stava a pochi metri dalla linea di partenza della gara. Lì c’era il fratello. Improvvisamente una moto che stava concludendo la gara, prima dell’inizio di quella successiva, mi ha sfiorato e li ha travolti» ha rammentato Parise.

Il padre Ruggero Cogo non ha fatto una piega, insistendo: «Avevo affidato mio figlio a Giuseppe, raccomandando di non farlo entrare nel circuito. Lui e mio figlio dovevano restare nella zona dei camper. La madre era in tribuna e voleva vedere la gara dell’altro figlio in tranquillità».

Il prossimo 21 gennaio parola al pubblico ministero Sergio Dini per le richieste di condanna e alle difese, poi la sentenza.

Pubblicato su Il Mattino di Padova