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Un cadavere per due luminari nella Padova del Cinquecento

“Allo studio del Bo” (Edizioni Pendragon, pp 303, 15 euro) è il romanzo di esordio di Stefano Caroldi, medico nato 63 anni fa a Venezia e con la passione per i viaggi intorno al mondo in barca. Gli...

“Allo studio del Bo” (Edizioni Pendragon, pp 303, 15 euro) è il romanzo di esordio di Stefano Caroldi, medico nato 63 anni fa a Venezia e con la passione per i viaggi intorno al mondo in barca. Gli studi all’università di Padova, dove ha lavorato anche come ricercatore nel campo della neurotossicologia, sono stati per il Caroldi scrittore fonte di ispirazione e scrigno di preziose conoscenze scientifiche. Ecco allora un elegante romanzo a tinte gialle che si avvale di una ricostruzione attenta, di grande forza evocativa. Il contesto è quello della Padova a metà del Cinquecento. Nelle aule del Bo due illustri professori, Siderios e Pavonius, non perdono occasione per sfidarsi a suon di dissertazioni. In gioco c’è la supremazia accademica. Quando sul tavolo delle autopsie si troveranno di fronte a uno strano cadavere recante i segni di morte violenta, i due medici riusciranno a litigare anche sulla causa mortis, che nemmeno l’autopsia eseguita davanti ai loro studenti riuscirà a chiarire del tutto.

Non è questo l’unico mistero che si cela al Bo. Andrea, studente in medicina in procinto di addottorarsi, cercherà di venire a capo della vicenda, trovandosi suo malgrado invischiato in situazioni inquietanti: loschi figuri, amanti elusive, cadaveri che compaiono e scompaiono, libri proibiti e una “preziosa sostanza” destinata a conquistare l’Occidente, tutto sotto il vigile sguardo della Serenissima.

Caroldi è riuscito a condurre i personaggi attraverso una trama avvincente, arricchita da una ricostruzione quasi filmica della Padova cinquecentesca, delle sue architetturedell’epoca, dove il nucleo cittadino si fondeva con la campagna circostante, dove era già vivo il culto di Sant’Antonio, la grande fiera in Pra della Valle con i baracconi per i giochi, cartomanti e prostitute, le dissertazioni di medicina al Bo in un continuo rimando fra scienza e superstizione. Il linguaggio aulico e ricercato sia nelle descrizioni che nell’eloquio forbito dei personaggi, rende totale l’immersione nell’epoca. «La mia passione per la storia è stata fondamentale per la ricostruzione della città» dice l’autore «così come la mia formazione medica. Certo ho attinto molto anche dall’immaginazione cercando di ricreare le atmosfere del tempo. Accanto ai tanti riferimenti reali non manca qualche licenza di fantasia, come l’orto botanico descritto già nel suo pieno rigoglio e maestosità nonostante sia stato creato solo l’anno prima di quello in cui è ambientata la storia».

Una storia, come svela lo stesso autore, «nata quasi per caso, senza una meta prefissata, condotta dai personaggi al suo compimento».

Pubblicato su Il Mattino di Padova