• Home
  •  > Notizie
  •  > Omicidio Guerra, trovati solo i bossoli: perizia balistica impossibile

Omicidio Guerra, trovati solo i bossoli: perizia balistica impossibile

Nessuna traccia delle ogive dei colpi esplosi dal carabiniere, nonostante i ripetuti sopralluoghi LEGGI Tutti gli articoli sull'omicidio di Mauro Guerra

SANT’URBANO. Quattro bossoli recuperati ma nessuna ogiva, nemmeno quella che ha oltrepassato da una parte all’altra il corpo di Mauro Guerra. Nonostante il terreno agricolo sia stato esaminato da cima a fondo per undici giorni, non sono state trovate le pallottole. Dunque per chiarire le circostanze in cui è morto non sarà possibile eseguire l’esame balistico. È un amaro risvolto della tragedia del 29 luglio scorso, giorno in cui il trentatreenne è stato ucciso durante un tentativo di trattamento sanitario obbligatorio.

Il ritrovamento dei quattro bossoli smentisce quindi la tesi iniziale dei tre colpi esplosi dalla pistola del maresciallo Marco Pegoraro. Il microscopio elettronico ha confermato che i bossoli sono usciti tutti dalla stessa arma, quella del sottufficiale dell’Arma che comandava la caserma di Carmignano di Sant’Urbano (ora trasferito in altri uffici dopo il fatto).

La mancanza delle ogive rende però impossibili accertamenti importanti come l’esame delle traiettorie. Tanto per fare un esempio, nella tesi ufficiale si è sempre parlato di due colpi in aria e uno contro Guerra che nel frattempo stava picchiando un carabiniere finito a terra. Ma senza le ogive, senza il punto preciso in cui sono cadute, non sarà possibile stabilire la loro traiettoria. Un colpo sparato in aria compie una parabola e cade a pochi metri di distanza. Un colpo sparato con una traiettoria diretta può invece arrivare anche a oltre cento metri di distanza. Nessuna perizia tecnica potrà mai accertare se veramente sono stati sparati i colpi in aria.

L’unico dato utile sulle traiettorie è quello estrapolato dalle analisi medico legali, collegando il foro d’entrata a quello di uscita. Con la Tac Total Body eseguita durante l’autopsia è stata confermata la traiettoria dal basso verso l’alto. E questo sarà l’unico elemento concreto.

Mauro Guerra è morto il 29 luglio e in quel giorno è stato impedito l’accesso a tutti al terreno agricolo. Le ricerche dei proiettili con il metal detector sono iniziate il giorno successivo (il 30 luglio) e si sono protratte fino al 10 agosto con la sola interruzione della domenica e del giorno del funerale (il 6 agosto).

Quel giorno i carabinieri si presentarono a casa del trentatreenne verso mezzogiorno, invitandolo a salire nell’ambulanza per un trattamento sanitario obbligatorio, che in realtà non era stato ordinato da nessun medico e nemmeno dal sindaco. La lunga trattativa si è conclusa con la fuga di Mauro Guerra attraverso i campi. Un brigadiere dell’Arma ha tentato un primo placcaggio ma è stato respinto con un pugno. Nuova corsa, nuovo placcaggio, nuova colluttazione. La manetta agganciata ad un solo polso. Guerra gli è salito sopra e l’ha colpito più volte alla testa con le manette. Il maresciallo Marco Pegoraro prima gli ha intimato l’alt, poi ha sparato. E l’ha ucciso.

e.ferro@mattinopadova.it

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicato su Il Mattino di Padova