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Facchino senza lavoro si butta dal terzo piano

Così si è tolto la vita un marocchino di 41 anni in via Sansovino all’Arcella Dopo vari contratti a chiamata era rimasto disoccupato: viveva da un amico

Ha scelto di farla finita buttandosi dal terzo piano: un volo di dieci metri che non gli ha lasciato scampo. Così si è tolto la vita C.G., 41 anni, marocchino con permesso di soggiorno e zero precedenti penali. Viveva ospite in un appartamento. Gli aveva spalancato le porte di casa un sessantenne vedovo desideroso di aiutare un brav’uomo. Ultimamente, però, la depressione aveva avuto il sopravvento. Il quarantunenne era rimasto senza lavoro e non riusciva a farsene una ragione.

L’allarme

La prima telefonata al 112 è giunta verso le 7.30 da parte di un residente del condominio di via Sansovino 2 all’Arcella. Ha notato il corpo riverso al centro del cortile condominiale e ha compreso subito che era successa una tragedia. Suem 118 e carabinieri sono accorsi sul posto. I medici hanno provato a rianimare la persona a terra ma non c’è stato nulla da fare. È morto a causa delle lesioni che si è procurato con un volo di oltre dieci metri. L’indagine è stata affidata ai militari dell’Arma.

Gli accertamenti

Ieri mattina all’alba il quarantunenne ha deciso di farla finita buttandosi da una finestra. Viveva in Italia da anni ed era completamente sconosciuto alle forze dell’ordine. Aveva sempre rigato dritto, non si era fatto risucchiare dal meccanismo che induce tanti suoi connazionali disoccupati a cercare un reddito spacciando droga. C.G. aveva lavorato a lungo come facchino. Lo chiamavano saltuariamente e così riusciva a guadagnarsi qualche soldo per campare. Il suo nome compare anche nelle graduatorie del Comune di Padova per il lavoro occasionale con i voucher. Costruirsi uno stipendio non è mai stato facile ma con questa crisi le difficoltà si erano moltiplicate a dismisura e da mesi, ormai, il quarantenne marocchino non riusciva a trovare un impiego.

Ospite di un padovano

Il suo caso aveva fatto breccia nel cuore di un uomo che, rimasto vedovo, gli aveva offerto un tetto e un letto. Lo ospitava nel suo alloggio di via Sansovino, cercando di aiutarlo il più possibile. I due erano diventati amici e proprio al padrone di casa aveva confessato tutto il suo malessere per le difficoltà che la vita gli stava presentando, per questa indipendenza economica che non arrivava. Non ha cercato scorciatoie C.G., non ha inseguito il guadagno facile. Ha provato a farsi una vita finché ne ha avuto le forze, poi ha scelto di uscire di scena.

e.ferro@mattinopadova.it

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Pubblicato su Il Mattino di Padova