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Al cinema, ecco i nostri consigli sui film di questa settimana

Le recensioni dei nostri critici Michele Gottardi e Marco Contino sui film usciti questa settimana sul grande schermo. Leggi e commenta

PADOVA. Quattro film al cinema dal 1 gennaio 2015. Ecco le recensioni dei nostri critici Michele Gottardi e Marco Contino.

Tutti i film in proiezione nei cinema di Padova con orari e trailer

AMERICAN SNIPER

Il letale cecchino Chris Kyle sceneggiato da Clint Eastwood

Vita, morte e miracoli di Chris Kyle, il più letale cecchino della storia militare americana, cresciuto a pane e patriottismo, orgoglioso alfiere del motto “il fine giustifica i mezzi”, fatto proprio dagli americani nella lotta al terrorismo. Dopo il dittico sulla seconda guerra mondiale (Flags of our fathers – Lettere da Iwo Jima), Clint Eastwood, con “American sniper”, scende di nuovo in battaglia per raccontare i mille giorni di Chris Kyle (Bradley Cooper) sul fronte iracheno dopo gli attentati dell’11 settembre e la sua progressiva alienazione dalla vita reale (quella costruita insieme alla moglie Taya - Sienna Miller- e ai suoi due figli) quale rovinoso effetto collaterale della guerra. “Nel centro del mirino” del regista i due temi, incrociandosi e sovrapponendosi, finiscono per non essere mai veramente focalizzati ma, soprattutto, lasciano nello spettatore il dubbio sul significato ultimo della parabola di Kyle.

Film antimilitarista o celebrazione dell’eroe americano che, per difendere la patria, non esita a uccidere donne e bambini? La follia della guerra contro un nemico invisibile (come sembra suggerire la sequenza del conflitto a fuoco nel mezzo di una tempesta di sabbia) o il ritratto di uomo fatalmente destinato a proteggere il gregge (il popolo americano) dai lupi (i terroristi, incarnati dalla figura disumanizzata del cecchino siriano Mustafà, nemesi di Kyle)? Lo sguardo di Clint Eastwood, in realtà, non sembra dibattersi più di tanto nel dilemma, propendendo per il secondo approccio: Kyle non si mette mai in discussione, il suo straniamento viene rappresentato e risolto in modo frettoloso, la sua leggenda terrena diventa agiografia negli ultimi 5 minuti del film.

Paragonato ad altre pellicole che hanno affrontato temi analoghi (“The hurt locker”, su tutti, ma anche “Nella valle di Elah”), “American sniper” rimane molti passi indietro, non solo in termini di action (tra Eastwood e la Bigelow non c’è partita), ma soprattutto sotto l’aspetto del dramma intimo e privato (qui superficialmente affrontato) dell’uomo irrimediabilmente intossicato dalla guerra. Eastwood, mosso da irrefrenabile rigurgito repubblicano, pur raccontando la storia di un cecchino non centra mai i bersagli e, per colmare i vuoti della sceneggiatura (che fine fa il fratello di Kyle?), carica il film di simbologie (il cervo, il serpente, la bibbia) e di una solennità ai limiti dell’idolatria che da un autore, capace di mettere in discussione persino il bene supremo della vita, non ci saremmo aspettati (m.c.).

Durata: 132’. Voto: **

La scheda del film su TrovaCinema

THE IMITATION GAME

L'Enigma di un genio che incolla allo schermo

Inghilterra, 1951. Il celebre matematico Alan Turing viene interrogato dalla polizia con un’accusa infamante per il tempo, omosessualità, perseguitata nel Regno Unito sino al 1967. Ma la storia di Alan Turing - che il regista norvegese Morten Tyldum (“Headhunter”) trasporta sullo schermo con “The imitation game” è rimasta sconosciuta ai più anche in Gran Bretagna, nonostante Turing sia, di fatto, l’inventore del computer. Il motivo di questo oblio va cercato nella sua attività negli anni della guerra, quando fu il capo dell’équipe che portò alla scoperta del sistema Enigma, il complesso codice cifrato con cui i nazisti trasmettevano via etere i messaggi strategici. Il biopic di Tyldum ricostruisce ambienti militari e accademici, familiari e sociali, in modo abbastanza convenzionale, nel più puro stile british, esaltando le prove attoriali e la recitazione di Benedict Cumberbatch (Turing) e Keira Knightley (Joan Clarke, primo genio matematico al femminile).

La costruzione del film per flashback successivi, uno dentro l’altro, e il gioco di “imitazione” cui furono costretti i protagonisti dell’affare Enigma si muove invece in modo originale, mostrando quanto la nascita dell’intelligenza artificiale si debba al genio ma anche alla fortuna di un uomo normale, condannato a essere altro dal mondo. (mi.go.)

Durata: 113’. Voto: ***½

La scheda del film su TrovaCinema

BIG HERO 6

Azione e fantasia nel nuovo cartoon della Disney

Pur senza toccare i vertici di “Frozen”, il nuovo cartoon “Big Hero 6” della Disney è una divertente commedia d’avventura, in cui nella città virtuale di San Fransokyo (crasi non solo letterale tra San Francisco e Tokyo), il giovanissimo esperto di robot Hiro Hamada (che organizza lotte di robot nelle strade notturne) e i suoi amici (il fratello brillante Tadashi, l’adrenalica Go Go Tamago, il maniaco dell’ordine Wasabi No-Ginger, la maga della chimica Honey Lemon e l’entusiasta Fred) sono catapultati al centro di un complotto. A salvarli un robot di nome Baymax, morbido omino Michelin di lattice, che trasforma il gruppo in una squadra tecnologica: è il classico ingenuo puro disneyano, eticamente determinato. Ma a mescolarsi tra Giappone e Stati Uniti non solo le atmosfere delle due metropoli, ma anche i modelli di un cartoon che risente dell’influsso dello stile anime nipponico. (mi.go.)

Durata: 102’ – Voto ***

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BIG EYES

Stavolta Tim Burton non entusiasma

“Big eyes” è il tentativo (fallito, diciamolo subito) di Tim Burton di approcciarsi a un cinema più adulto, orfano (almeno all’apparenza) dei suoi “freaks” e senza gli orpelli gotici e dark che hanno decretato nel tempo il suo meritato successo planetario. Per la prima volta in carriera (fatta eccezione per “Ed Wood” che, tuttavia, possedeva comunque l’afflato immaginifico e mitologico legato a un personaggio del cinema), Burton non crea ma si ispira alla storia vera della pittrice Margaret Keane (Amy Adams, troppo dimessa) e di suo marito Walter (Christoph Waltz, talmente gigione da rubare la scena alla vera protagonista) che per molti anni si spacciò per l’autore dei suoi quadri (i celeberrimi ritratti di bambini e animali randagi dagli enormi occhi tristi, primo esempio di arte di massa negli anni ’50 e ’60) prima che lei lo portasse in tribunale con l’accusa di plagio. A loro modo, anche i protagonisti di “Big eyes” sono “mostri”: lei, sottomessa e consapevolmente privata della paternità delle opere, rimane complice di una truffa; lui è uno spregiudicato imbonitore capace di manipolare la moglie e, con lei, lo stesso concetto di arte. Entrambi, tuttavia, non hanno la dimensione esistenziale di un Ed Wood, né profondità, rimanendo impressi sulla tela di Burton il tempo necessario della durata del film. (m.c.)

Durata: 105’ – Voto **

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Pubblicato su Il Mattino di Padova