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Rose bianche sul guardrail che ha trafitto il loro amico

I coetanei di Alberto Ruffato in lacrime nel punto in cui il giovane operaio è morto nell’auto di una ragazza che gli ha dato un passaggio ed è scivolata sul ghiaccio

VIGONZA. Rose bianche sul guardrail assassino di via del Commercio. Le hanno deposte gli amici di Alberto Ruffato, 23 anni, operaio di Borgoricco morto in un incidente stradale l’altra sera. La mamma Lucia e la sorella Sara non sono andate né a Busa né all’obitorio di Camposampiero, dov’è stata portata la salma in attesa del funerale, che potrebbe essere celebrato mercoledì. «Non sono riuscita nemmeno a guardare le foto dell’incidente», dice con le lacrime agli occhi Sara. «Voglio ricordarlo sorridente così come era uscito di casa giovedì sera. È andato via felice, si vedeva che era contento. Non posso credere che non tornerà più e mi chiedo perché sia salito su quell’auto». Giovedì sera Alberto aveva accolto l’invito a uscire di Gloria Lovo, una ventenne di Cadoneghe che aveva conosciuto sui social un paio di giorni prima e che era andata a prenderlo a Borgoricco. I due ragazzi avevano sostato al Movembik di Vigonza e poi con un amico di Gloria, Marco Manente di Vigonza, erano andati a mangiare il kebab all’Arcella. Tutti e tre sulla Lancia Y della ragazza. Al ritorno la tragedia: scendendo dalla tangenziale Gloria ha trovato la strada ghiacciata e ha perso il controllo dell’auto, che è sbandata a sinistra schiantandosi lateralmente sul guardrail dopo una lunga frenata. La cuspide del guardrail ha trafitto il lato passeggero, dov’era seduto Alberto. Molte voci si levano, e si sono levate anche in passato, contro quei cento metri di carreggiata che ci si trova davanti scendendo dalla tangenziale che arriva dall’Ikea. Il tratto è in pendenza; se non si è pratici, bisogna decidere in una frazione di secondo se andare dritti verso Vigonza o svoltare a sinistra immettendosi in una curva a gomito. Così sono molti quelli che vanno a cozzare contro il guard rail con tanto di cuspide. In quel punto, il limite di velocità è di 40 all’ora, ma quasi nessuno l’osserva, anche perché ci deve arrivare in appena 50 metri dai 110.

Gloria Lovo viaggiava a circa 50 all’ora. A tradirla è stata una lastra di ghiaccio. Doveva andare dritto verso Vigonza, l’auto si è invece girata verso sinistra e per Alberto non c’è stato scampo. Dopo il secondo incidente mortale in pochi anni l’opinione pubblica chiede a gran voce di mettere mano allo svincolo. Si potrebbe cominciare rifacendo almeno la sbiadita segnaletica stradale.

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Pubblicato su Il Mattino di Padova