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Massacrò l’attrice hard e potrà essere processato

Accusato del delitto, l’ex convivente di Federica Giacomini è in grado di intendere Ha tolto la vita alla compagna gettando poi il cadavere nel Garda dentro un baule

VIGONZA. Andrà a processo Franco Mossoni, 55 anni, il bresciano accusato di aver ucciso l’ex attrice hard Federica Giacomini, 43 anni, in arte Ginevra Hollander, e di aver gettato il cadavere chiuso in un baule nel lago di Garda, a 90 metri di profondità, da dove venne ripescato il 17 giugno scorso. La perizia psichiatrica su Mossoni, che conviveva con la vittima a Vicenza, era stata richiesta dal giudice per le indagini preliminari. L’esito, depositato pochi giorni fa, parla chiaro: quando commise il delitto, Mossoni era totalmente capace di intendere e parzialmente incapace di volere. La tesi che avesse agito lucidamente è sempre stata sostenuta dall’avvocato Paolo Mele, legale della famiglia Giacomini. «Ci costituiremo parte civile», annuncia il legale, «il rinvio a giudizio deve essere deciso entro un anno dal delitto, quindi entro maggio. La mia opinione è che chiederà il rito abbreviato».

Mossini sarà in aula? Ritenuto socialmente pericoloso, è rinchiuso all’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia da febbraio, quando, vestito da Rambo e impugnando una pistola giocattolo, fece irruzione all’ospedale San Bortolo d i Vicenza terrorizzando i presenti. Proprio da quell’episodio partirono le ricerche di Federica Giacomini, perché in casa di Mossoni gli investigatori trovarono documenti e oggetti appartenuti alla donna, che non dava sue notizie ai genitori, residenti a Vigonza, da oltre un mese. «C’è un problema di fondo legato alla pericolosità sociale di questa persona», ravvisa Mele, «il nostro consulente, il professor Giorgio Rizzato di Vicenza, è giunto alle stesse conclusioni di quello d’ufficio: Mossoni, dopo essersi fatto la sua galera e un po’ di Opg per il primo omicidio (nell’agosto del ’78, ad Astrio di Breno nel Bresciano, uccise a colpi di pistola un idraulico di 22 anni, Clemente Furloni, ritenendolo un rivale in amore, ndr), è tornato a circolare come se nulla fosse perché ritenuto guarito. In realtà non soltanto non è mai guarito, come dimostra il fatto che si è reso responsabile di altre violenze venendo ancora portato in Opg, ma doveva rimanere internato o seguito dall’Opg o dalla competente autorità in maniera continuativa. Se questo fosse avvenuto, non sarebbe morta la povera Federica», continua il legale. «Se c’è una responsabilità, riguarda sicuramente la persona, ma anche il sistema che non è riuscito a porre in essere nei confronti della persona tutte le misure idonee a prevenire, a fronte di una sua conclamata pericolosità sociale, gli eventi di cui si è reso responsabile». «Ci rivolgeremo in sede civile per chiedere i danni», conclude Mele. «Che ci sia una responsabilità da parte dei medici o dei giudici o di chicchessia è una cosa che approfondiremo, perché è troppo comodo ora chiedere i danni a un folle che non ha nulla e nulla può dare. Qui ci sono responsabilità pregresse di cui si dovrà fare carico il sistema che non è stato in grado di tutelare la collettività».

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Pubblicato su Il Mattino di Padova