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In auto armi rubate, erano pronti a tutto

I banditi di Silea avevano le pistole sottratte a un vigilante napoletano. Migliorano le condizioni dei due feriti

TREVISO. Erano state rubate nel settembre del 2003, nell’abitazione di una guardia giurata di Cava dei Tirreni, le due pistole calibro 9 e 7.65 trovate nell’Audi A4 dei giostrai, schiantatisi a Silea, martedì notte, mentre fuggivano da San Cipriano, dopo aver messo a segno un colpo al bancomat della Credito Cooperativo di Monastier e del Sile. Nello schianto in via Bassa Trevigiana, sono morti Romeo Dell’Innocenti, 45 anni di Treviso, e Giancarlo Garbin detto Manolo, 35 anni di Asolo, mentre sono rimasti feriti seriamente Jonny Pevarello, 33 anni di Castelfranco, ed Elvis Innocenti, 34 anni di Treviso. I feriti sono in stato di arresto con le accuse di furto, detenzione di esplosivi e, se verrà accertato che uno di loro era alla guida dell’auto uscita di strada, anche di omicidio colposo. Entrambi sono piantonati nel reparto di rianimazione degli ospedali di Treviso e Mestre. Le loro condizioni sono in miglioramento.

Analisi sulle pistole. Sono state inviate ai carabinieri del Ris di Parma le due pistole trovate nella macchina usata nella fuga, dopo il colpo di San Cipriano, dai quattro giostrai. Si tratta di due pistole con diversi calibri: una 9 e l’altra 7.65. Le indagini, disposte dalla procura, hanno permesso di risalire subito alla persona e al luogo dove le armi sono state rubate. Un furto piuttosto datato nel tempo. Furono rubate, nel settembre del 2003, da un’abitazione di una guardia giurata a Cava dei Tirreni. Dodici anni dopo, la scoperta del giallo. Ora su quelle pistole verrà effettuata una perizia balistica. La convinzione degli inquirenti è che grazie alla perizia dei carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche di Parma si possano scoprire altri crimini commessi, confrontandoli con reperti su bossoli sequestrati, nell’ipotesi che l’arma sia stata in passato usata.

Pronti per un altro colpo. Era probabilmente pronto per un altro colpo il quartetto di giostrai coinvolto nello schianto di Silea. Oltre alle pistole, nell’auto è stata trovata una “marmotta” inesplosa con i cavi elettrici inseriti, pronta per essere usata. Un particolare, questo, che fa pensare come il commando, dopo il colpo fallito a Salara e quelli a segno di Masi, Breganze e San Cipriano, si stesse dirigendo verso un ultimo bancomat da far saltare in aria. Sparpagliati sulla strada, dopo lo schianto, sono stati trovati soltanto i 52.000 euro del colpo a San Cipriano. E i 33.000 euro dei furti a Masi e Breganze? Potrebbero essere stati nascosti e messi al sicuro da qualche parte durante il tragitto di fuga dopo i colpi. Oppure potrebbero essere stati ceduti a complici lungo il percorso di fuga. Ognuno dei quattro colpi è stato effettuato in luoghi a circa un’ora di distanza l’uno dall’altro. Orari e colpi, oltre naturalmente, alla presenza dell’Audi nei filmati videoregistrati dalle telecamere della banche, fanno presumere a un’unica matrice dietro ai quattro colpi. La banda era infatti specializzata nel far saltare i bancomat con la tecnica delle “marmotte”. Le marmotte sono delle scatolette di alluminio sottile e flessibile, a forma di parallelepipedo, riempiti di polvere pirica delle esatte dimensioni delle aperture dei bancomat. I piccoli ordigni vengono poi introdotti nella cassaforte dei bancomat, spinti all'interno con una lama e fatti esplodere a distanza attraverso un collegamento di cavi elettrici. Lo scoppio apre la cassa e i banditi riescono agevolmente a raccogliere in un sacco il malloppo prima di fuggire.

I feriti migliorano. Migliorano le condizioni di Pevarello e Innocenti, il primo ricoverato al Ca’ Foncello di Treviso e il secondo all’ospedale di Mestre. I due nomadi, miracolosamente scampati alla morte dopo uno schianto a una velocità non inferiore a 160 chilometri all’ora, erano stati trovati appoggiati a un muretto, quasi in stato d’incoscenza. Dopo il ricovero all’ospedale, però, il loro quadro clinico sembra sensibilmente migliorato. La prognosi non è stata ancora sciolta.

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Pubblicato su Il Mattino di Padova