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Attesa per il funerale dell’imprenditore

È stata effettuata l’autopsia sul corpo di Nicola Benacchio, suicida a Fossò. Api Industria: «Il problema sta nella liquidità»

ABANO TERME. «Sono stato io ad uccidermi». Sono le parole pronunciate in punto di morte da Nicola Benacchio, l'imprenditore aponense che lunedì mattina si è suicidato nella sede della sua azienda a Fossò, squarciandosi l'addome con un coltello. Il tragico gesto del 46enne, titolare della Beton Beancchio (attiva nel settore dei calcestruzzi) continua a lasciare incredulità ad Abano, dove la famiglia Benacchio è quasi un'istituzione. Ieri mattina, all'ospedale di Dolo, come disposto dal giudice che ha immediatamente messo sotto sequestro la salma del giovane imprenditore, è stata effettuata l'autopsia. Nelle prossime ore, una volta chiarita la dinamica, il Tribunale darà il nulla osta alla sepoltura dell’uomo. Si immagina quindi che il funerale sarà celebrato venerdì o sabato al Duomo di San Lorenzo, ad Abano.

Il corpo dell’uomo, come da sua espressa volontà, sarà cremato e le ceneri saranno poste nel camposanto di Abano accanto a quelle della madre Giuseppina Gomiero, scomparsa tre anni fa. Non è invece ancora noto se sia stato possibile prelevare tessuti dal suo corpo, di cui era stata autorizzata la donazione. Ieri le tre aziende Benacchio, tra cui la Beton Benacchio di Nicola, hanno continuato a lavorare. «Nostro padre Tiziano, scomparso tre anni fa, e lo stesso Nicola ci hanno sempre detto di andare avanti e di continuare a lavorare in ogni condizione», hanno detto i fratelli di Nicola, Diego e Tiziano Junior.

Nicola era sposato con Orietta Barolo e non aveva figli. Studi da geometra, aveva presto iniziato l'attività di imprenditore. La sua grande passione era il calcio e il Padova, squadra che seguiva anche allo stadio. Anche ieri su Facebook si sono scatenati i tanti amici e conoscenti di Nicola, che sulla sua bacheca e su quella di alcuni gruppi hanno manifestato tutta la loro incredulità per il triste epilogo della sua esistenza. Resta in tutti lo stupore per un gesto che non è apparso determinato da difficoltà economiche gravi, al di là di una crisi che ha reso a tutti la vita più difficile.

«Il caso del suicidio di Fossò è solo la punta di un iceberg di decine di situazioni pronte ad esplodere anche in modo tragico in provincia di Venezia. Abbiamo segnalazioni di una cinquantina di casi». A dirlo, denunciando la solitudine di tanti imprenditori, è Pier Orlando Roccato, direttore di Api Industria Venezia che è rimasto molto scosso dai fatti di Fossò. «Nicola Benacchio», dice Roccato, «aveva un’azienda che non si trovava in grandi difficoltà economiche, ma era sempre a rischio di un’imminente crisi di liquidità. In casi di crisi di liquidità a tanti imprenditori crolla il mondo addosso. Vedono il loro futuro finito. In poco tempo in questi casi scattano pignoramenti e sequestri di conti correnti e una situazione del genere, al di là della depressione di cui ognuno può essere vittima, farebbe crollare chiunque».

Per Roccato è importante, per gli imprenditori, confrontarsi, fare rete, ampliare la propria cultura imprenditoriale: «Con l’inizio dell’anno», spiega, «sono tantissime le richieste di aiuto che ci sono giunte ad Api Industria. Tanti imprenditori disperati ci hanno fatto capire senza mezzi termini che sarebbero stati pronti a gesti estremi se qualcuno non li aiutava. Nelle nostre realtà purtroppo ci troviamo di fronte a persone fragili, che sono degli imprenditori “per caso”, ma che di mentalità restano poco più che dei dipendenti e fanno fatica ad affrontare le sfide che una crisi globale come questa ha posto».

I settori più in crisi come al solito sono quelli legati al metalmeccanico e all’edilizia. «Abbiamo aperto con altre associazioni di categoria», dice Roccato, «anche sportelli di ascolto e numeri verdi antisuicidio, ma i nostri imprenditori vivono anche queste situazioni come sconfitte aziendali e soprattutto personali».

(ha collaborato

Alessandro Abbadir)

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Pubblicato su Il Mattino di Padova