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La finta pazzia di Enrico IV rivive negli anni Ottanta

Al Goldoni di Venezia Franco Branciaroli mette in scena il dramma di Pirandello «Volevo allestire un lavoro da proporre agli studenti delle scuole superiori»

VENEZIA. Arriva sempre la prima volta. Anche per un uomo di teatro dalla carriera lunga e segnata da grandi interpretazioni come Franco Branciaroli. La nuova produzione del Ctb Teatro Stabile di Brescia e Teatro de Gli Incamminati, l’ “Enrico IV” di Luigi Pirandello, al Teatro Goldoni da mercoledì 4 a domenica 9 febbraio, costituisce, infatti, per lui il debutto sia come attore che come regista con un testo del più grande autore italiano del teatro del Novecento. Una compagnia numerosa, un lavoro particolarmente impegnativo.

Quali le ragioni di questa scelta?

«A dire il vero trovo più interessanti testi come “I giganti della montagna”, se non addirittura il sin troppo spesso riallestito “Sei personaggi in cerca d’autore”. Sulla scelta però ha inciso l’intenzione di allestire un lavoro che possa essere proposto agli studenti delle superiori».

Enrico IV è uno studio sul significato della pazzia e sul tema del rapporto finzione e verità. Enrico è vittima non solo della follia, ma anche dall’impossibilità di adeguarsi ad una realtà in cui non si ritrova. Quali sono le chiavi della sua lettura del testo?

«Anzitutto mettere in evidenza il carattere spietato di Enrico IV, il protagonista che interpreto: continua a far credere di essere malato di mente, mentre in realtà da tempo recita con un sottile piacere la parte del personaggio che un po’ si è ritagliato, un po’ gli hanno cucito addosso».

Dal punto di vista della regia, invece, come è intervenuto?

«Il primo atto mi è sembrato più debole, forse anche perché Pirandello, quando Ruggeri accettò finalmente di recitare quel ruolo dopo molte insistenze, si trovò a dover mettere a disposizione la commedia in tempi rapidi. Sostanzialmente ho spostato la collocazione della vicenda agli anni Ottanta del secolo scorso, non ignorando come la situazione particolare, una corte di persone che vivono pagate per assecondare colui che si crede Enrico IV, abbia potuto far perdere a qualcuno di questi il lume della ragione. Ho trovato molte assonanze con “I giganti della montagna”. Il mondo del teatro italiano sta vivendo una fase di profonda trasformazione».

Come vive questo momento particolare ?

«Ritengo che si debba amaramente prendere atto che il genere di spettacolo più antico al mondo non abbia in Italia un pubblico che lo voglia difendere. La riforma, che prevede la nascita dei teatri nazionali (francamente non si capisce perché in tutti i Paesi ce ne sia uno, in Italia ne abbiamo dieci di teatri pubblici che aspirano a fregiarsi di questo titolo), colpirà ulteriormente alcune realtà del settore sotto il profilo dei finanziamenti. Ma di proteste nemmeno l’ombra, è normale ormai recitare col microfono, agevolando gli attori televisivi».

E quando finirà ad aprile le repliche dell’ “Enrico IV” cosa farà?

«Torno a recitare, un mio testo “Dipartita finale”, dove il tema apparente è la morte, invece si combatte una battaglia per la vita. Recito insieme a tre grandi nomi del teatro italiano, Gianrico  Tedeschi, Ugo Pagliai e Massimo  Popolizio».

Il costo dei biglietti va da 8 a 29 euro. www.teatrostabileveneto.it e www.hellovenezia.com (041.2424).

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Pubblicato su Il Mattino di Padova