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Condannata la banda delle rapine

Inflitti in abbreviato quasi 34 anni di reclusione per vari colpi

VENEZIA. Trentatre anni e 8 mesi in otto imputati e più di 22 mila euro di multa. Questa la pena complessiva per i rapinatori accusati di aver fatto parte della banda delle maschere, che era sospettata di aver messo a segno una quindicina di rapine in un anno. A metterla ko gli investigatori della Squadra mobile veneziana coordinati dal pubblico ministero di Venezia Giorgio Gava. Ieri, il giudice dell’udienza preliminare Barbara Lancieri ha sostanzialmente accolto le richieste di condanna avanzate una settimana fa dal rappresentante della Procura, tenendo presente lo sconto di un terzo sulla pena previsto dal codice per chi sceglie il rito abbreviato, facendo risparmiare tempo e denaro allo Stato. Queste le pene: dieci anni di reclusione e tremila e 600 euro a Marco Carraro (40 anni, di Fossò), sette anni e 10 mesi e 2800 euro a Michele Gelain (47, Marghera), cinque anni e 1600 euro a Delfino Fincato (58, Codevigo), tre anni e 4 mesi e cinquemila euro a Costante Carraro (65, Vigonovo), un anno e 10 mesi e mille euro a Gianni Buriollo, due anni e due mesi e 1200 euro a Riccardo De Piccoli e Roberto Uliana. Infine, accolto anche il patteggiamento tra le parti per Fabiola Pandofo, un anno e quattro mesi di reclusione e seimila euro di multa.

Alcuni dei nomi dei condannati ieri riportano indietro di un quarto di secolo. Come del resto le armi, gli obiettivi da rapinare, il furto di auto e di targhe e i sopralluoghi davanti a banche, supermercati, gioiellerie e ville in diverse province. Una "batteria" di 17 rapinatori, intercambiabili che gli uomini della Mobile lagunare aveva arrestato nel maggio dello scorso anno. Il gruppo aveva il nocciolo duro composto da ex della "mala del Brenta", attorno al quale gravitavano pregiudicati di vario spessore, che di volta in volta venivano coinvolti nei singoli colpi. Il nome di spicco è quello dell’anziano Costante Carraro, conosciuto come "Chessman", un rapinatore puro. Legato alla "mala del Brenta" era un uomo di punta delle batterie di fuoco ai tempi di Felice Maniero e nel suo curriculum ci sono pure 15 anni di carcere duro a Porto Azzurro. Con lui, dietro le sbarre c’è finito anche il nipote Marco, detto "Chessmetto". Gli altri due uomini di punta della "batteria" sono Gelain, protagonista in passato di una rapina durante la quale, per scappare, aveva lanciato contro i carabinieri una bomba a mano e Fincato, per lunghi anni autista dei colonnelli di Maniero come "Marietto" Pandolfo. E una degli imputati, Fabiola, è parente di quel Pandolfo oltre che vedova di Massimo Trovò, morto durante una rapina.

Pubblicato su Il Mattino di Padova