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Ergastolano recluso a Padova sarà ricevuto da Francesco

La comunità Papa Giovanni XXIII incontrerà il Pontefice sabato 20 dicembre Carmelo Musumeci, in carcere da 24 anni: «Dalla gioia non ho chiuso occhio»

PADOVA. Papa Francesco riceverà Carmelo Musumeci, detenuto in carcere a Padova e impegnato nella battaglia per abolire l’ergastolo: la notizia viene diffusa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha chiesto di poter accompagnare Musumeci nel’udienza pontificia del prossimo 20 dicembre.

«Questo evento speciale a noi riservato per l'avvio della causa di beatificazione del nostro fondatore don Oreste Benzi, che già incontrò Musumeci nel 2007 al carcere di Spoleto, assume un'importanza ancora maggiore dopo il discorso di Papa Francesco del 23 ottobre scorso alla delegazione dell'associazione internazionale di Diritto penale. Poiché questa Comunità sostiene da anni a fianco di Musumeci una campagna contro la pena del carcere a vita, chiediamo di poter accompagnare Musumeci e la sua famiglia a questo incontro. Ecco come il detenuto ha accolto la notizia.

«Papa Francesco, sono entrato nel ventiquattresimo anno di Pena di morte nascosta come la chiami tu. E quando ieri mi è arrivata la notizia che i fratelli e le sorelle della Comunità Papa Giovanni XXIII mi hanno inserito nella lista delle persone che t'incontreranno nella Città del Vaticano non ho chiuso occhio. Ho passeggiato, avanti e indietro. Su e giù. A passi lenti. Da una parte all'altra delle pareti della mia cella per tutta la notte. Ti confesso che di notte, per prendere sonno, passeggio spesso per la mia tomba. A testa bassa. E altrettanto spesso la morte cammina accanto a me. Ti confido che sono stanco di pensare. A volte troppo stanco per vivere. Pure stanco di aspettare un giorno che non verrà mai. Ti svelo che spesso ho tanta voglia di arrendermi alla vita perché penso che sia inutile continuare a vivere una vita inutile. Papa Francesco, ti confesso che nel mio cuore non c'è più nessuna speranza. E sono stanco di sperare e contare i giorni e le notti all'infinito. Sono pure stanco di aspettare la morte. E ti confido che certe notti provo il desiderio di andarle incontro per finire prima del tempo la mia pena. Ti svelo che nella mia vita non riesco a scorgere più nessun barlume di speranza perché la mia pena mi sembra troppo grande per vederne la fine. E penso che non mi basteranno tutti i giorni, i mesi e gli anni della mia esistenza per scontarla. Per questo a volte mi sento un cadavere senza essere ancora morto. Credo che tutte le pene dovrebbero avere un inizio e una fine. Invece a me, insieme alla libertà, hanno ucciso per sempre anche la speranza»conclude Musumeci.

Pubblicato su Il Mattino di Padova