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L'ultima decisione di Diego, suicida a 20 anni: «Non fatemi il funerale»

Lo ha lasciato scritto sul biglietto scritto prima di dare l’addio alla propria vita. Sconvolti compagni di scuola e insegnanti: «Era tra i migliori della classe»

GALLIERA VENETA. «Nessun funerale». Lo ha scritto chiaramente, nell'ultimo biglietto indirizzato alla mamma. E la famiglia ha accolto la sua ultima volontà. Diego Martini, il 19enne che si è tolto la vita martedì notte, se ne va in silenzio; lo stesso con il quale ha circondato il perché del suo gesto. La comunità vive ore di smarrimento e angoscia: ieri mattina il sindaco, Stefano Bonaldo, accompagnato dalla giunta, ha portato le condoglianze dell'amministrazione a una famiglia distrutta dal dolore. Tante le domande che tormentano mamma Orietta Cusinato, papà Renzo, artigiano, il gemello Roberto.

Diego frequentava con profitto il quinto anno all'istituto commerciale "Carlo Rosselli" di Castelfranco. A scuola andava bene, una media alta, si stava preparando per la gita a Praga, sognava di andare all'estero e diventare un bravo cuoco. Ha invece preso commiato dalla vita e prima ha vergato un biglietto: «Sei stata una mamma meravigliosa. Ti proteggerò da lassù». Mercoledì mattina il fratello ha visto il letto vuoto, è corso a cercarlo e ha fatto la terribile scoperta.

Diego ha chiesto di essere cremato con i suoi braccialetti e piercing, senza il funerale. Una domanda di silenzio che la famiglia ha accolto: la salma verrà benedetta e a metà della prossima settimana si celebrerà la messa di suffragio.

Sgomento e dolore anche all'istituto Rosselli: la fine di Diego ha sconvolto i compagni di classe, gli altri studenti e i professori, facendo affiorare una sola domanda: perché? Una domanda che al momento non ha risposta: era un ragazzo amato da tutti, con un ottimo profitto scolastico; aveva davanti la prospettiva del grande passo con l'esame di maturità e, prima, la tradizionale gita dell'ultimo anno a Praga. La scuola si stretta intorno alla famiglia Martini attraverso il preside Enrico Ghion: «I familiari desiderano che si rispetti il silenzio. Un desiderio che condividiamo, facendolo nostro. Di fronte a fatti come questi non ci sono parole. Inutile nascondercelo, stiamo vivendo una vera tragedia. Ed è doveroso intervenire per capire il malessere, la fragilità, che stanno vivendo i nostri giovani. Lo deve fare anche la scuola: per questo abbiamo pensato a una serie di incontri, dalla settimana prossima, sul tema genitori e figli, ai quali potranno partecipare gli uni e gli altri».

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Pubblicato su Il Mattino di Padova