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Sanguinosa faida, famiglia rischia il processo

Sparatoria e coltellate, cinque componenti accusati di tentato omicidio aggravato dai legami di parentela

ARRE. Concorso in lesioni personali pluriaggravate e continuate. E, ancora, tentato omicidio pluriaggravato dalla premeditazione, dall’uso delle armi, dal fatto di essere stato commesso ai danni di un fratello (per due imputati) e di avere agito in almeno cinque persone. Infine porto il luogo pubblico di armi.

Sono le accuse che rischiano di spedire direttamente a processo con il giudizio immediato cinque componenti della famiglia di giostrai Marcato, coinvolti in una faida familiare che sembra non aver mai fine. Una faida che aveva fatto scattare gli arresti per tutti. Si tratta di Flavio Marcato, 56 anni di Arre in via Suman, e di Fabrizio Marcato, 50 anni attualmente detenuto nella casa circondariale di Padova, entrambi fratelli di Isidoro Marcato, la vittima; Nino Marcato, 34 anni, di Arquà Petrarca in via Albizzini dove si trova agli arresti domiciliari, e Giammaica Marcato, 35 anni sempre residente ad Arre in via Suman (tutti e due figli di Flavio) e infine Thomas Marcato, 21 anni residente a Padova in via Carraro ma pure detenuto in carcere (figlio di Fabrizio). È stato il pm padovano Sergio Dini a reclamare il giudizio immediato di fronte all’evidenza della prova di responsabilità, almeno secondo la sua valutazione, anche se la decisione finale spetta al gip. È il 24 maggio scorso quando un agguato rischia di finire in tragedia. Il quintetto (secondo al procura c’era anche un sesto componente) si presenta nell’abitazione di Isidoro Marcato dove si trovano la moglie Nadia Torrinunti e i loro tre figli Derek, Genni e Katuscia. Giammaica sta alla porta a fare da palo; gli altri piombano in casa armati di coltello, pistola e bastoni. Il capofamiglia è pestato a sangue con il figlio Derek, accoltellato da Fabrizio Marcato. Isidoro perde conoscenza a causa della violenza dei colpi eppure il fratello Flavio non esita a sparare con una pistola calibro 22 prima contro di lui, poi contro il figlio Derek in parti vitali del corpo tanto che entrambi finiranno in ospedale in fin di vita. Al ragazzo sarà estratta l’ogiva conficcata nel fianco nel corso di un delicato intervento chirurgico nell’ospedale di Schiavonia; sconsigliato al padre l’intervento perché la pallottola si è fermata tra le vertebre.

Quella mattanza non ha risparmiato le donne di casa, anche loro picchiate: tutte e tre hanno riportato un pesante trauma cranico. Ridotta peggio la madre (nonché moglie di Isidoro) che è stata massacrata in volto: avrà plurime fratture facciali nell’area zigomatica, nella parete orbitale destra e nel seno mascellare. A provocare tanta incontenibile violenza vecchi rancori familiari mai sopiti e pronti a esplodere alla prima occasione. Come la richiesta di Isidoro: per evitare che il figlio Derek fosse ingiustamente accusato - a suo dire – di aver promosso e partecipato a una rissa, l’uomo aveva chiesto al fratello Flavio che fosse suo figlio Nino ad assumersi la responsabilità dell’accaduto costato a un ragazzo la perdita di un occhio.

Cristina Genesin

Pubblicato su Il Mattino di Padova