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Addio ai graffi di Selva, voce in trincea

Il giornalista ed ex europarlamentare si è spento a 88 anni: fu il direttore di “Radio Belva”

PADOVA. L’avventura iniziò domenica 15 marzo 1976. Quel giorno la Rai, che prima propinava agli ascoltatori un giornale radio unico, ne sfornò ben tre: il GR1, il GR2 e il GR3. Alla testa del GR2 c’era lui, Gustavo Selva - morto ieri a 88 anni, nella sua casa di Terni - che firmava tutte le edizioni più importanti: “Radiomattino”,“Radiogiorno”, “Radiosera e “Radionotte”. Ma, soprattutto, e la novità era rivoluzionaria, si prendeva la responsabilità di leggere i suoi editoriali, sempre graffianti. E il suo gr, che conteneva pure la rassegna stampa («Un’occhiata ai giornali») di Grazia Valci e un oroscopo di un minuto, divenne tout court “Radio Belva”. Ironia del destino se n’è andato proprio il 16 marzo, a 37 anni dal giorno in cui, per primo, interrompendo il collega che stava conducendo il gr, diede la notizia “incredibile” del rapimento di Aldo Moro. Merito della telefonata di un collega che abitava proprio in via Fani. Nel 1979 Selva, assunto in Rai nel 1960 e corrispondente da Bruxelles, Vienna e Bonn, avviò la sua seconda vita: quella di uomo politico. Si candidò, nelle file della Dc, nella circoscrizione Nordest, alle elezioni del primo Parlamento europeo, e venne eletto a furor di popolo. Nel 1983 divenne direttore del “Gazzettino”. L’anno successivo fu confermato a Strasburgo. «Ho conosciuto Selva alla fine del 1992», ricorda Maurizio Saia, già parlamentare e oggi assessore alla Sicurezza del Comune di Padova, «allora con Filippo Berselli e Luigi Ramponi stavo organizzando i circoli di An. Apprezzai subito la sua signorilità e la sua cultura». Nato a Imola nel 1926, Selva aveva iniziato la sua carriera all’Avvenire d’Italia, di cui fu responsabile della redazione triveneta. Proprio in Veneto, nel collegio di Venezia-Treviso, Selva venne eletto nel 1994 con An (nella quota proporzionale) e pure nel collegio X di Roma. Rieletto in Veneto 2 nel 1996, nel 1999 fu chiamato a presiedere il gruppo dei deputato di An. Rieletto nel 2001 nel collegio di Treviso, Selva guidò la commissione Affari esteri di Montecitorio. «Conosceva bene francese, inglese e tedesco», aggiunge Saia, «e aveva una spiccata passione per la politica estera. Gli va riconosciuto che, anche nei momenti di tensione, non perdeva mai il suo aplomb». Nel 2006 Selva passò a Palazzo Madama. Nel 2008 non venne ricandidato dopo che, per evitare di arrivare in ritardo a un dibattito televisivo su La 7, si fece “ dare un passaggio” da un’ambulanza del 118. Autore di una dozzina di libri (fra cui “Il martirio di Aldo Moro”, “Radio Belva” e “La moglie di Cesare”), da alcuni anni viveva a Terni con la seconda moglie. «Ricordo con affetto Gustavo Selva», ha scritto su Twitter il senatore di Ap Maurizio Sacconi, «innanzitutto come coraggioso giornalista radiofonico in anni di conformismo filocomunista».(c.bac.)

Pubblicato su Il Mattino di Padova