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Valerio, uomo migliore del tempo in cui viveva

Chi si fa di cocaina, accetta tutte le conseguenze che ne derivano, e in primis la dipendenza, e i crimini che la dipendenza impone

PADOVA.  Dunque la donna che ha ucciso Valerio era drogata. I giornali lo danno per sicuro. E se le cose stanno così, cosa cambia? Per la legge il delitto diventa più grave e la pena raddoppia, e per noi, che non guardiamo cos’è legale ma cos’è giusto? Il delitto diventa più grave?

Sì, anche per noi.

Valerio era una persona squisita. Figlio del suo tempo, lavorava nel campo dell’elettronica, ma era migliore del suo tempo, del nostro tempo. Questo è un tempo di macchine, di robot, di affari, di merce. Tutto è affare e tutto è merce. 

Ma Valerio era un uomo, il rapporto con lui era un rapporto umano. Se doveva procurarti una cartuccia per stampante, cercava per te l’originale, e non ti diceva “costa la bellezza di 18 euro”, ma sapendo che era un prezzo esagerato diceva “costa la bruttezza di 18 euro”.

Io lo chiamavo quando qualcuno dei miei computer faceva delle pazzie, perché i computer sono intelligenti ma ogni tanto fanno delle pazzie, lui veniva immediatamente (il suo negozio sta vicino a dove abito io), si sedeva al mio posto, lavorava tre-quattro minuti e scopriva l’errore della macchina, finché non lo scopriva era nervoso, appena lo scopriva si rallegrava.

La sua allegria mi contagiava. Risistemava (risettava) la macchina, a volte ricaricando l’applicazione, e mi cedeva il posto. Io provavo Word, internet, facebook, la stampante, la fotografia, due-tre siti, tutto a posto, e gli chiedevo il suo compenso.

Lui chiedeva un compenso basso, il puro tempo di lavorazione, mentre chiunque altro di solito chiedeva un tot fisso per l’uscita, sui 70 euro, e un tot all’ora, e se aveva lavorato un quarto d’ora arrotondava all’ora. Ogni tecnico che veniva per fare un lavoretto era un figlio degli affari, e con te voleva fare l’affare. Un cane che ti mordeva.

Valerio restava un uomo, tu avevi un problema e lui lo risolveva, non ne approfittava per spellarti. Qualunque cosa tu andassi a prenderti nel suo negozio, prima di dartela parlava con te dei tuoi e dei suoi problemi, perché l’uomo è un essere parlante.

È stato ucciso da una drogata di cocaina, se le notizie sono esatte. Ho lavorato al Centro Anti-Droga della Regione Veneto, e la cocaina la abbino sempre a un aggettivo: straziante. Perché nei manuali leggevo che in chi la prende per la prima volta suscita immediatamente un piacere immenso e lascia una nostalgia “straziante”.

Hai subito voglia di farti una seconda volta, non reggi l’astinenza, neanche per un attimo. Suscita una dipendenza immediata. Ma tutti i drogati lo sanno, nessuno può accusare il fattore sorpresa. Lasciatemelo dire: non esiste un drogato innocente.

Chi si fa di cocaina, accetta tutte le conseguenze che ne derivano, e in primis la dipendenza, e i crimini che la dipendenza impone. Aggressioni, furti, violenze e incidenti. Compreso questo in cui è morto il mite, buono, onesto Valerio, uomo migliore del tempo in cui viveva.                        

 

Pubblicato su Il Mattino di Padova