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L’incontro con il Presidente «Mi ha commosso e sorpreso»

Linda Salvador, moglie di Adriano Trevisan, racconta le emozioni dopo le parole di Mattarella La donna coglie anche l’occasione per ringraziare medici e sanitari che hanno curato suo marito 

il cordoglio

«Le persone che hanno sofferto si capiscono al volo. E le brave persone si riconoscono. Mattarella lo è, senza dubbio». Linda Salvador è la moglie di Adriano Trevisan. “Il “Moro”, lo si conosceva con questo soprannome a Vo’. Trevisan è morto a 77 anni il 21 febbraio ed è stato, di fatto, la prima vittima europea di Covid-19. Lunedì pomeriggio, dopo il saluto alla comunità di Vo’, il Capo dello Stato è voluto scendere dal palco di Piazza Liberazione per esprimere il personale cordoglio a Linda e a Vanessa, moglie e figlia di Adriano. «Che parole ci ha detto? Semplici ma importanti parole di vicinanza. Ma ci siamo sinceramente capiti al di là delle parole» spiega Linda «Chi ha vissuto certi lutti e certi dolori, e il Presidente ha dovuto passare momenti molto duri, si capisce al volo». Linda, così come la figlia Vanessa, ex sindaco di Vo’, erano in prima fila in piazza ma non si aspettavano certamente questa testimonianza diretta di Mattarella. Nessun cerimoniale, nessun avviso preventivo. «Ci ha fatto tanto bene» confidano mamma e figlia «e ci ha sinceramente commosso». Dopo il Presidente della Repubblica, le famigliari di Trevisan hanno ricevuto pure il cordoglio del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberta Casellati, che ha reso omaggio anche a Manuela e Paolo Turetta, figlia e genero di Renato Turetta. Anche lui, 67enne del paese e amico di Trevisan, era stato intercettato come positivo al Covid-19 in quel 21 febbraio all’ospedale di Schiavonia. Turetta è morto dopo dieci giorni. A poche sedie di distanza, lunedì in piazza, c’erano anche i figli di Andreina Santimaria, la terza vittima di Vo’, morta il 13 marzo a 83 anni. Il piccolo borgo euganeo, primo focolaio di Coronavirus del Veneto, ha contato in questi mesi 5 vittime e 89 contagiati. Senza la “zona rossa” imposta già dal 22 febbraio, forse, questi numeri sarebbero stati decisamente più tragici.

L’occasione, oltre che per esprimere gratitudine alle autorità, è buona anche per ringraziare chi ha offerto la prima vicinanza nei momenti più duri, quelli della scoperta della malattia: medici, infermieri e sanitari impegnati nelle ultime cure a queste persone. «La paura di quella notte non la dimenticherò mai» ricorda non a caso Linda Salvador «La notte di Schiavonia, la notte in cui è mancato Adriano, non la dimenticherò mai. Così come non dimenticherò mai l’apporto, professionale e umano, che ci ha garantito tutto il personale medico dell’ospedale. Stiamo parlando di uomini e donne intimoriti proprio come noi di fronte a qualcosa che in quel momento era ancora sconosciuto, ma pronti a darci la massima attenzione e ogni tipo di cura». —

Pubblicato su Il Mattino di Padova