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S. Pietro in Gu, muore a 42 anni dopo un intervento chirurgico

Diego Morselli stroncato da infarto all’ospedale di Cittadella poche ore dopo l’operazione, domani l’addio a Fontaniva

SAN PIETRO IN GU. La curva del Vicenza gli ha tributato uno striscione con scritto: «Ciao Diego» a caratteri cubitali, in tanti lo piangono perché era un gigante di compagnia e amicizia.

Diego Morselli si è spento all’alba di venerdì 2 dicembre in ospedale a Cittadella, aveva 42 anni e viveva a San Pietro in Gu.

Lascia la moglie Romina, i genitori Paola e Gabriele ed il fratello Luca, al quale dava una mano nel vigneto di Vo’. Un paio di giorni prima del decesso il tifoso biancorosso si era sottoposto ad un intervento, conviveva da tempo con delle ernie allo stomaco.

«L’operazione era andata per il meglio, Diego si stava riprendendo», racconta il fratello, «Purtroppo sono però sopraggiunte delle complicanze respiratorie. Nella notte tra giovedì e venerdì è stato vittima di un infarto e, nonostante un’ora e mezza di tentativi per rianimarlo, non è stato possibile salvargli la vita».

Luca guida da anni l’azienda Colle Sant’Elena, sui Colli Euganei, ed aveva dato al familiare una opportunità: «Diego seguiva la potatura».

Ma la grande passione del quarantenne era il calcio: a livello nazionale adorava la Juventus, ma il suo legame simbiotico era con la curva sud della mitica “Lane”.

E quindi Vicenza, lo stadio Menti, i ricordi gloriosi di Pablito e Roby Baggio. Lui stesso rivendicava su Facebook la sua appartenenza ed il suo orgoglio: quello di essere un ultras.

Uomo di cuore, spensierato, che si godeva le giornate allo stadio: «Se dovessi spiegare cos’è la vera amicizia a qualcuno», scrive un amico, «gli parlerei di come mi hai amato tu. Sono sconvolto, attonito, senza forze. Ciao Diego, continua a volermi bene anche da lassù, io continuerò a portarti con me sempre».

C’è chi lo definisce «il fratello vicentino», chi ricorda le sue smorfie, «facevi facce buffissime che facevano ridere tutti». Tutti ricordano l’allegria contagiosa, la solarità, la capacità di stare insieme agli altri creando in ogni situazione un clima gioviale. La curva ha tributato al «ragazzone» uno striscione venerdì, durante la trasferta a Perugia.

E poi sui social ha iniziato a girare un video, un collage di foto che raccontano la vita di Diego nel microcosmo dello stadio: ci sono le sciarpe e i berretti biancorossi, le mascotte e la musica di Vasco Rossi, «qui non arrivano gli angeli, qui non arrivano gli ordini a insegnarti la strada buona».

La famiglia era originaria di Mantova e per questo l’ultras, dopo il funerale di domani alle 10 in chiesa a Fontaniva, riposerà nel cimitero di Marcaria, nella provincia lombarda. «In chiesa ci saranno fiori con i colori che amava», conclude il fratello, «quelli della Juve e quelli del Vicenza».

Pubblicato su Il Mattino di Padova