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I due fidanzati morti a distanza di tempo. Solo l’autopsia potrà chiarire il giallo

La tragedia dei due trovati impiccati a Padova. Diverse le temperature corporee di Michele Schiavon e Valentina Costa: la scelta di lei forse dettata dalla disperazione

PADOVA. Forse non avevano preordinato nulla: nessun accordo su quel doppio suicidio. Forse semplicemente lui si è tolto la vita impiccandosi sulla tromba delle scale e lei, dopo averlo cercato a lungo nell’appartamento in via San Giovanni da Verdara 31, lo ha trovato ormai morto, ha chiamato i soccorsi e, presa dalla disperazione, si è a sua volta suicidata.

A confermare l’ipotesi ci sarebbe la differenza termica dei corpi di Michele Schiavon, 54 anni, e della compagna Valentina Costa, 36.

Il punto sarà presto chiarito: lunedì il pm Cristina Gava affiderà l’incarico al medico legale Rafi El Mazloum di eseguire l’autopsia. Lo specialista dovrà indicare la causa dei decessi, accertare se i corpi presentino ferite o segni di violenza e fornire indizi per ricostruire le ultime sequenze di vita dei due fidanzati. Sarà pure svolta un’indagine tossicologica per capire se i due, al momento della morte, avessero bevuto o assunto qualche altra sostanza.

L’indagine

Il magistrato ha aperto un’inchiesta per il reato di omicidio, un’ipotesi che consente di mettere a punto tutti i possibili accertamenti tecnici e sgombrare il campo da ogni dubbio. Ci sono ancora delle zone “grigie”. E l’esame autoptico potrebbe fornire le risposte a partire dalla tempistica per quanto riguarda le due morti. Non ci sono biglietti d’addio da parte dei due. Non ci sono messaggi per familiari o amici nemmeno sui rispettivi cellulari. Una delle ipotesi è che Michele potrebbe aver scelto quel gesto estremo in maniera del tutto autonoma senza neppure dire nulla alla compagna. E Valentina potrebbe aver deciso di seguirlo “a distanza” di tempo. Intorno alle 17 di lunedì scorso con il suo cellulare Valentina, con voce concitata, chiama il Suem per chiedere aiuto: il compagno si è impiccato. Poi chiama un amico per informarlo dell’accaduto. E sul posto tanto i soccorritori quanto i carabinieri trovano due cadaveri anziché uno.

Due vite segnate dalla dipendenza, l’alcol, quella che accomunava entrambi. Una ventina di giorni fa Valentina, originaria di Legnaro anche se condivideva con un amico un appartamento al Torresino, era stata accompagnata dal padre al Sert di Piove di Sacco. E così Michele anni fa si era disintossicato, era rimasto sobrio per anni e aveva ripreso il lavoro di meccanico. Recentemente una ricaduta perché «ci sono dei rapporti purtroppo distruttivi» ha osservato l’ex moglie Anna Schiavon che sottolinea come l’amore delle figlie verso il padre non era mai venuto meno. Michele non è mai stato un uomo lasciato solo o abbandonato a se stesso».

Vite difficili

Insomma nessuno dei due – e la conferma è anche degli investigatori – era stato abbandonato dai familiari. A volte, però, le situazioni sono impossibili da gestire se manca la volontà dei protagonisti a uscire da una situazione critica. Anche l’ipotesi che i due (o uno di loro) avesse un debito tale da essere indotto a un gesto estremo, non è al momento sostenuta da alcun elemento.

Michele aveva le chiavi dell’immobile in via Da Verdara al momento disabitato, di proprietà della famiglia dell’ex moglie e privo di corrente elettrica. Venerdì scorso uscito dalla casa di Voltabarozzo dove viveva con la madre e aveva mandato un sms a Valentina: «Vieni in via da Verdara, sono qui». Valentina, che non era mai stata prima in quel palazzo, lo aveva raggiunto con il suo cagnolino. Nessuno potrà mai sapere che cosa sia accaduto tra i due in quel lungo fine settimana finito in tragedia.

Pubblicato su Il Mattino di Padova