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Cadavere trovato nel Po: «Improbabile che sia Isabella. Un corpo in acqua difficilmente si conserva»

La dottoressa Sindi Visentin, medico legale e consulente per diverse Procure del Veneto: «Si fa l’analisi del Dna, ma l’identificazione è possibile solo con il confronto dei campioni»

PADOVA. Dottoressa Sindi Visentin, medico legale e consulente per diverse procure del Veneto, come si procede quando si trova un corpo ridotto in quello stato?

«Essendo un cadavere non identificato si cercano tutti gli elementi che consentono di dargli un’identità. Si repertano oggetti personali ed indumenti, e si raccolgono i dati identificativi per tracciare il profilo biologico: sesso, età, etnia, altezza e peso stimati. Nell’ispezione esterna viene posta attenzione a tatuaggi, esiti cicatriziali, dentatura, precedenti interventi chirurgici e odontoiatrici, o altri contrassegni distintivi che possono essere utili ai fini dell’identificazione. Generalmente vengono eseguite anche indagini radiologiche (Tac o radiografie) che possono rivelare particolari importanti sia per l’identificazione del soggetto, sia per la risposta ai quesiti del pubblico ministero».

Una volta raccolti questi dati come si procede?

«La consulenza medico legale ha l’obiettivo di identificare causa, mezzi di produzione ed epoca del decesso. Dunque bisogna capire come la persona è morta e quando. Si procede con l’esame esterno dei resti del cadavere, con gli esami radiologici e la sezione cadaverica, nel corso della quale vengono effettuati prelievi di tessuti, organi e liquidi biologici per le successive indagini istologiche e chimico-tossicologiche».

In un corpo in decomposizione come si possono fare le analisi tossicologiche?

«Si prelevano i liquidi biologici disponibili (sangue, urina, bile e umor vitreo), matrici cheratiniche (capelli e peli), contenuto dello stomaco, oltre che frammenti di tutti gli organi (fegato, milza, rene, cuore)».

Subito dopo il ritrovamento si sono fatte varie ipotesi suggestive, tra cui anche quella che si possa trattare di Isabella Noventa. Sono passati sei anni da quel delitto. Secondo lei è possibile?

«Dalle prime informazioni sembra che il cadavere sia in discreto stato di conservazione, nonostante la permanenza in acqua, il che rende improbabile che si tratti del corpo di Isabella Noventa, tuttavia lo stato di conservazione di un cadavere è influenzato dalle condizioni ambientali in cui si è venuto a trovare».

Come si conserva un corpo sott’acqua?

«Dipende molto dalla temperatura e dalla possibilità di essere aggredito dagli animali. Ci sono stati casi in cui il corpo è stato chiuso e sigillato ermeticamente in sacchi impermeabili e lasciato in acque con temperature molto basse per mesi, ed una volta ripescato era ancora riconoscibile».

Qual è la regola quindi?

«È complicato dare indicazioni di massima. Ogni caso è a se stante e va valutato in funzione di tutte le variabili».

Ci sono altri accertamenti utili per attribuire un’identità a un cadavere?

«Viene fatta l’analisi del Dna, ma questo ci consente di identificare una persona solo se possiamo confrontarlo con un altro campione appartenuto al soggetto, oppure con quello dei familiari».

Per stabilire le modalità in cui una persona è stata uccisa, esistono altre verifiche importanti nell’indagine medico-legale?

«Si procede all’analisi delle caratteristiche di ogni singola lesione che viene identificata, per capire se è stata inferta in vita o post-mortem, e per identificare i mezzi che sono stati utilizzati per produrla».

Com’è il bilanciamento tra investigazioni classiche e indagini medico-legali? Si può risolvere un giallo come questo semplicemente in laboratorio?

«Se i dati iniziali sono pochi, come in questo caso, bisogna mettere insieme le due cose. L’accertamento medico legale può dare gli elementi per arrivare all’identificazione della persona, e può dire come e quando è stata uccisa, le indagini investigative delle forze di polizia diranno il resto». 

Pubblicato su Il Mattino di Padova