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In cella per tentato omicidio, il padovano Walter Onichini chiede di poter ritornare a casa

Richiesta la sospensione o differimento della pena o in alternativa i domiciliari. Il legale: familiari in precarie condizioni di salute. La condanna a 4 anni e 11 mesi

PADOVA. Walter Onichini chiede la sospensione o il differimento della pena per poter tornare a casa oppure una misura alternativa come la detenzione domiciliare. La compagna, madre dei suoi due figli ancora piccoli, sta male.

E in precarie condizioni è anche la mamma di Walter, Lorella Roncolato. Il commerciante di carni 41enne, originario di Legnaro, è rinchiuso dietro le sbarre del carcere Due Palazzi di Padova da nove mesi e 21 giorni.

La condanna da scontare è ancora lunga: gli sono stati inflitti quattro anni e undici mesi per tentato omicidio aggravato, quello di Elson ’Ndreca, ladro albanese che la notte del 22 luglio 2013 aveva cercato di razziare la villetta della famiglia Onichini, padre, madre e un bimbo (allora) piccolo.

Oggi, di figli, Walter Onichini ne ha due: aspettano il ritorno del papà nella nuova casa di Camponogara nel Veneziano dove l’attende anche la compagna Sara Scolaro. Ma lei, Sara, una salute precaria per alcune problematiche cardiache, non ce la fa più a mandare avanti la famiglia e la sua azienda.

E neppure la mamma di Walter, riesce più a gestire da sola la ditta che condivideva con il figlio. Il 17 novembre scorso la domanda di grazia trasmessa al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: ancora nessuna risposta.

Ecco perché, nell’attesa, l’avvocato Ernesto De Toni, difensore di Onichini, ha inviato al tribunale di Sorveglianza di Padova un’istanza per sollecitare il rinvio o la sospensione dell’esecuzione della pena, possibili perché è stata inoltrata la richiesta di grazia, chiedendo almeno la detenzione domiciliare, se le prime due domande non fossero accolte.

È il 17 novembre scorso quando Sara Scolaro firma la richiesta di grazia. La signora è molto provata dalle vicissitudini giudiziarie di Walter che, il 12 settembre 2021, quando la sentenza risultava definitiva da appena 72 ore, era stato prelevato da casa e accompagnato nel carcere di Venezia prima del trasferimento nel penitenziario nella città del Santo.

Nell’istanza indirizzata al tribunale di Sorveglianza il legale scrive che «le condizioni di salute di Sara Scolaro, già esposte nella domanda di grazia, si aggravavano ulteriormente tanto che, nella giornata del 21 dicembre 2021, veniva ricoverata e le si prospettava l’assoluta urgenza di procedere a un intervento salvavita di cardiochirurgia».

L’intervento, a lungo rimandato, slitta ancora una volta: Sara non se la sente di lasciare i figli, di 8 e 11 anni. Il 31 dicembre un nuovo malore ed è uno dei bambini a soccorrerla mentre il 23 marzo scorso una visita cardiologica conferma la necessità di un’operazione.

Sara, però, rinuncia. «Nonostante le gravi condizioni di salute che comportano un pericolo di vita, non ha potuto rendersi disponibile al ricovero dato che nessuno potrebbe accudire i minori in sua assenza» osserva il legale spiegando che «con la presentazione della domanda di grazia, ricorrono i presupposti di legge per la concessione del rinvio dell’esecuzione della pena» e che «in attesa della decisione in ordine alla grazia, il differimento dell’esecuzione della pena è auspicabile per tutelare il benessere dei figli della coppia, così permettendo alla signora di sottoporsi all’intervento salvavita».

Intanto Walter Onichini aspetta in una cella condivisa con un altro recluso nella sezione “protetti” (la malavita albanese non perdona). È abituato ad aspettare: solo lunedì scorso, a nove mesi dalla richiesta, ha avuto il primo colloquio con il magistrato di Sorveglianza che lo segue nel percorso carcerario.

E, sempre da nove mesi, aspetta pure la possibilità di rendersi utile, lavorando. A chi sventolava il suo nome come slogan politico, oggi non serve più, anche se il profilo Facebook “Tutti con Walter Onichini” conta oltre 11 mila contatti. Lui, ora, sta pagando il debito con la giustizia, e a caro prezzo.

Al contrario Elson Ndreca, condannato a 3 anni e 8 mesi in via definitiva per l’assalto alla villetta Onichini, è irreperibile: riparato in patria, la giustizia italiana non lo cerca nemmeno più. —

Pubblicato su Il Mattino di Padova