• Home
  •  > Notizie
  •  > Morto di Candida, profilassi in ospedale a Mestre

Morto di Candida, profilassi in ospedale a Mestre

I sanitari hanno scoperto la malattia del 70enne dopo il ricovero, effettuati tamponi (tutti negativi) su personale e degenti

MESTRE. Candida auris, prima vittima nel Veneziano, nei giorni scorsi.

A fine giugno un settantenne residente in Riviera del Brenta era giunto all’ospedale dell’Angelo di Mestre in gravi condizioni. Era stato in viaggio in Kenya e lì ricoverato per alcune patologie pregresse. La situazione però è diventa sempre più critica, così la famiglia, preoccupata per le sue condizioni di salute, ha deciso di farlo rientrare per essere curato nell’ospedale mestrino. All’arrivo, il personale medico ha fatto tutti gli accertamenti del caso, scoprendo che aveva contratto la Candida auris, un fungo isolato per la prima volta nel 2009 in Giappone da un campione proveniente dall’orecchio di una donna.

LEGGI ANCHE Mestre, morto per il fungo Candida auris

Dopo il ricovero all’Angelo e la scoperta dell’infezione (dapprima in Geriatria e poi a Malattie infettive), l’Usl 3 ha adottato tutte le misure precauzionali con tamponi al personale e gli altri pazienti dei reparti per evidenziare la potenziale diffusione. Tamponi che proseguono ancora oggi e che finora sono risultati tutti negativi.

È stato fatto un tracciamento su decine di persone: non solo dei contatti diretti ma anche degli indiretti. Come già avvenuto in molti altri casi registrati all’estero, l’infezione spesso interessa pazienti già ospedalizzati e il decesso può avvenire in pochi mesi.

L’origine di questo fungo però sembra risalire addirittura al 1996 su una raccolta di campioni coreani. In Italia i primi casi si sono registrati nel 2019 in Liguria e Toscana e ha la caratteristica di un’elevata patogenicità oltre alla resistenza nell’ambiente esterno. Si tratta di un germe difficile da sradicare e la colonizzazione nel paziente può durare mesi se non anche anni. La Candida auris ha inoltre la caratteristica di contaminare le superfici e gli ambienti, con la possibilità di colonizzare la cute delle persone e, nei soggetti più a rischio, può infettare il sangue. La sua mortalità si aggira tra il 30 e il 70%, perché è un fungo mult iresistente. Il 90% degli isolati risultano resistenti almeno ad una delle 3 classi di antifungini disponibili.

Tornano al settantenne, probabilmente ha contratto il fungo in Kenia (dove si erano registrati già dei casi di Candida auris) e, a circa tre settimane dal ricovero, il fungo non ha lasciato scampo al paziente.

Le sue condizioni cliniche erano già gravi e l’infezione ha ulteriormente compromesso la sua condizione, contribuendo fortemente al decesso. Il tutto trova conferma in un aggiornamento della situazione epidemiologica di questo fungo, pubblicato nel novembre 2021 dal Ministero della Salute: «i casi sono soprattutto maschi, molti sono neonati prematuri e anziani, molti sono affetti da malattie come diabete, patologie renali e dell’orecchio, traumi. Oltre la metà dei casi ha una storia di catetere venoso centrale e uso di antibiotici ad ampio spettro. I casi (oltre un migliaio) di colonizzazione e di infezione da Candida auris sono in aumento, in modo rapido e preoccupante, a livello globale».

Dal gennaio 2013 al 2017, in Europa sono stati segnalati 620 casi, oltre ad altri 349 casi tra gennaio 2018 e maggio 2019. Questo fungo ha colpito anche gli Stati Uniti nel 2021, dove sono stati segnalati 3.700 casi di colonizzazione e oltre 1.200 casi probabili o confermati.

Pubblicato su Il Mattino di Padova