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Un Natale perso tra i colori di un addio

Quando finisce una storia nel periodo dell'anno in cui nessuno vuole rimanere solo

QUESTIONE DI COLORI

Davanti alla Rinascente c'è un tizio che suona la fisarmonica per quei pochi spiccioli che gettati all'interno di un berretto di lana blu,emettono un breve e sottile tintinnio coperto dal rumore dei passanti.

Suona una musica allegra ma per quanto emetta note in tonalità maggiore,minore è la percezione di allegria.

La fisarmonica trasmette "quel profumo triste da balera" che cantava Enrico Ruggeri.

Come il sorriso di Sergio Endrigo,che se lo vedevi ridere non riusciva mai a nascondere quell'aria di malcelata malinconia.

Camminando verso piazza Cavour ti immergi nell'orgia di gente che cammina avanti e indietro, molti a testa bassa, ma Padova è una città da guardare con il naso all'insù per le sue bellezze.

Ci sono bellezze in carne ed ossa,donne fasciate da abiti che ne risaltano le forme, ci sono quelle col tacco 12, che sembrano sempre le più pericolose, corpi incrociati e appena sfiorati. Un ragazzo e una ragazza sui trent'anni si guardano.

Uno scambio di sguardi, qualch'uno si prolunga un pò troppo e si interrompe prima di diventare eloquente.

Fuori dal caffè Pedrocchi, che un tempo, a partire dal 1916 era aperto giorno e notte, il vociare della gente sembra amplificarsi.

All'interno del caffè nel febbraio del 1848 uno studente fu ferito e questo episodio accese la miccia ai moti del Risorgimento,ma ci sono alcuni ragazzi proprio davanti che forse non lo sanno,festeggiano una laurea e cantano visibilmente ciucchi :"Dottooore... dottooore... dottore pal buso del cul va fan cul va fan cul".

Ti soffermi a guardare alcune vetrine addobbate per le feste.

Ci sono manichini con braccia troppo rosee in gesti di inamissibile resa,c'è una commessa dai capelli lunghi e neri dalla quale non riesci a staccare lo sguardo,solo perchè assomiglia tanto a lei, con la quale hai un appuntamento alle sei in quel bar di via Santa Lucia.Intanto cammini pensando e whatsappando con il tuo amico Roby,che ti manda sempre dei video divertenti.

Lei ti ha mandato un messaggio verso mezzogiorno: "Ciao,ci vediamo alle 18 li, al nostro bar, ho bisogno di parlarti".

Già,il nostro bar,dove ci siamo incontrati più volte nei sabati pomeriggio.

Quel ciao e basta,senza un tesoro o un amore,nemmeno un emoticon con la faccina sorridente..e poi quel "devo parlarti"..

Tu hai già capito,li hai già vissuti questi momenti, sai già che potrebbe essere l'ultima volta, ma l'esperienza non ti insegna nulla, è come la prima volta. Senti un vuoto e un dolore sordo,in cui la morte pareva essere venuta in incognito nel corso di un giro di ispezione.

L'avevi capito forse,la sua freddezza negli ultimi tempi ti stava logorando.Lei la attribuiva ad un momento di stress e che presto sarebbe passato tutto e tu non te ne eri preoccupato.

Giri a sinistra verso la Riviera dei Ponti Romani.

Entri da Feltrinelli per cercare alcune risposte,perchè la verità sta nei libri,nella musica e in Dio,per chi ha il dono della fede.

Mentre prendi in mano l'ennesima edizione del "Ritratto di Dorian Grey" senti la notizia della morte di Mango, la senti dalla voce di un tipo sui quaranta che lo dice a sua figlia.

Sua figlia non sa chi è Mango.

Tu lo sai e la notizia ti sgomenta e afferri con la memoria la melodia di qualche suo pezzo.

Quando esci cerchi nella tasca del giubbotto il pacchetto di marlboto light, estrai una sigaretta addentandola senza usare le mani e te l'accendi mentre aspetti il semaforo verde per attraversare la strada.

Un fuoristrada grigio ti passa davanti con il finestrino semiabbassato e la musica a tutto volume.

Riconosci un pezzo dei Supertramp,forse il tizio è sintonizzato su Virgin Radio.

Cammini con i pugni chiusi nelle tasche sfondate verso il luogo dell'appuntamento,ripercorrendo più o meno la stessa strada,tagliando per le piazze.

Vicino al bar Margherita due uomini discutono animatamente di calcio.

Davanti al "folparo" tre ragazzine sui quindici anni parlano a voce alta e capisci che stanno maledicendo una verifica a scuola che dovranno sostenere il giorno dopo.

I profumi delle piazze e i suoi colori...un suono di un sassofono ti distrae,ma non sai da dove arriva.

Sono le 18 e lei è già li che aspetta seduta in un tavolino abbastanza appartato,ma il locale è colmo di gente e non puoi pretendere nessuna intimità.

E' bella,i suoi occhi in quel momento avevano riflessi ambrati,i capelli raccolti lasciavano alla fronte lo spazio per tutto quello che le prime luci della sera aveva da offrirle.

Ordiniamo due spritz all'Aperol.

"Non voglio girarci attorno,non me la sento più di continuare questa storia"

"Lo avevo capito".

"Non è colpa tua sai è che..."

"Ti prego non aggiungere nulla,non serve".

Fingi un certo distacco ma dentro ti senti esplodere.

E' un film già visto,con le sue battutte e le risposte,fai una variazione sul copione,evitando di chiederle se ha un altro,una domanda inutile.Lei è troppo giovane per te,te l'avevano detto gli amici,"non ti innamorare",disse Roby un giorno al telefono.

Quasi fiera e distaccata, sicura della sua bellezza e dei suoi anni, la serenità della sua fronte contrastava con una chiara ostinazione del mento.

La gioventù intona la certezza che niente abbia mai fine.

Vai a pagare, al di là del bancone il titolare,un tipo paffutello con le guance rosee ti guarda con aria di invidia e complicità.

Ha stampato in volto un sorriso indelicato che rivela una maligna compiacenza nei guai del prossimo.

Vorresti "prenderlo a pugni solo perchè è stato un pò scortese", ma hai altre "emozioni" da tenere a bada in quel momento.

Ci salutiamo abbracciandoci con due baci sulle guance,come amici,e questo ti fa male.

Cammini e vedi il tuo volto riflesso attraverso la vetrina di un negozio,vorresti avere la sua età,i tuoi lineamenti hanno la somiglianza un pò vaga che permette alla memoria di ritrovare i contorni di una giovinezza che l'età ha confuso.

I capelli spruzzati di grigio,i tratti del volto tutto sommato ancora fini,risparmiati dall'indulgenza di una cinquantina imminente.

Ti avvi verso la macchina che è parcheggiata in Corso Milano,passi davanti alla chiesa di San Nicolò, una delle più antiche della città,si affaccia su uno spazio usato come area cimiteriale fino all'età Napoleonica.

Costeggi la chiesa sul suo fianco sinistro addossato al trecentesco palazzo Montorsi.

Per distrarti pensi a Mango,e immagini di parlargli.

"In fondo sei morto sul palcoscenico,come desidera ogni artista,come Mòliere.

Quando morì,proprio durante la rappresentazione del "malato immaginario" vestiva un costume di colore verde,da allora in Francia il verde porta sfortuna per gli artisti,come da noi il viola perchè nel medioevo durante la quaresima era vietato rappresentare qualsiasi opera o spettacolo. E tu stavi cantando "Oro", prima che tutto finisse...una delle tue canzoni più belle.

Oro come tutto ciò che luccica,come la città vestita a festa."

Il colloquio con Mango ti ha accompagnato fino alla macchina.

Mentre guidi inserisci un cd di Fossati e parte "La casa del serpente", tanto per farti del male e naturalmente pensi a lei.

Pensi a quando si fermava da te a fare l'amore e dormire.

Riposava sul dorso,un braccio sul cuscino,il palmo della mano aperta al mio bacio e l'altro braccio perduto nel piccolo solco che i nostri corpi avevano scavato nel disordine delle lenzuola.

Adesso non vedi colori ma è tutto in bianco e nero.

Quando arrivi a casa,ti siedi sulla solita sedia della cucina,ti versi un bicchiere di cabernet,accendi una sigaretta e spegni la luce.

Guardi fuori dalla finestra e il cielo è limpido,il cielo ha partorito i suoi figli,si vedono le stelle e riconosci le costellazioni del Carro e dell'Orsa Maggiore e le tue dita tremano un pò mentre tracci bizzarre traiettorie nel buio con la brace della sigaretta,e digiti sul cellulare la sveglia per il giorno dopo...un giorno nuovo.

Pubblicato su Il Mattino di Padova