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Calciatore ucciso a colpi di mitra

Il russo Gasan Magomedov, ventenne dell’Anzhi, vittima di un agguato in un villaggio del Daghestan

MOSCA. Freddato a colpi di mitra a bordo della sua auto da un killer venuto dal nulla: in un villaggio del Daghestan, Gasan Magomedov, giovane centrocampista dell'Anzhi, la squadra russa dove ha militato anche Samuel Etòo, è morto così. Senza ancora un perché. L'uccisione del ventenne centrocampista russo riporta alla mente il dramma del calciatore colombiano Andres Escobar, assassinato a colpi di pistola il 2 luglio 1994 da un ubriaco che gli sparò all'uscita di un bar di Medellin. A segnare il destino dell'allora 27enne difensore della nazionale era stato un autogol durante il Mondiale del '94, costato l'eliminazione dal torneo. Storie di scommesse e di malavita mai chiarite: l'assassino, condannato a 43 anni di prigione, è uscito di cella nel 2005.

La madre di tutte le tragiche uccisioni di calciatori è senza dubbio, per i tifosi italiani, quella di Luciano Re Cecconi: uno scherzo trasformato in tragedia il 18 gennaio del '77, il colpo di pistola sparato dal gioielliere al quale il centrocampista della Lazio aveva finto una rapina. Una morte assurda. Un altro caso clamoroso ci fu a ridosso dei Mondiali 2010: la stella dal Paraguay rivale dell'Italia, l'attaccante Cabanas, fu colpito alla testa da un proiettile nel bagno di una discoteca di Città del Messico. Si salverà, ma il ricordo di piombo di quella lite per questioni di donne gli rimane conficcato nella tempia. Più recentemente, a dicembre scorso, Franco Nieto, 33nne calciatore argentino, è morto, colpito da un mattone alla testa, dopo essere stato aggredito da tifosi avversari. Altra tragedia e altro giovane a perdere la vita nel 2011: 19enne centrocampista dell'America di Belo Horizonte e vice-capocannoniere del campionato di B morì durante un tentativo di rapina. Un omicidio ci fu anche in Italia e toccò una giovane promessa della Primavera del Bari: aveva 18 anni e si chiamava Giovanni Montani, freddato a bordo della sua auto. Il ragazzo, nipote di un boss, secondo gli investigatori non aveva alcun legame con la criminalità organizzata ed è probabile sia stato ucciso per una vendetta trasversale.

Poi può anche succedere che siano gli stessi giocatori a prendere la pistola. Come fece, nel 2009, Javier Florez, dell' Atletico Junior (Colombia) che uccise un tifoso con quattro colpi di revolver, dopo che quest'ultimo lo aveva insultato. E non mancano i direttori di gara: a Calì, nel settembre 1999, un arbitro fu ucciso dopo una partita amatoriale. Dieci anni prima, a Medellin, era stato ucciso il fischietto Alvaro Ortega dopo un match di campionato: del suo assassinio vennero accusati sempre i narcotrafficanti.

Pubblicato su Il Mattino di Padova