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Morto Bepi Bolzonella ex proto al “mattino”

Aveva 76 anni, Giuseppe Bolzonella, per decenni proto al “mattino di Padova”: la tipografia era il suo dominio, quello stanzone dove lavorava con grande e riconosciuta professionalità, sempre...

Aveva 76 anni, Giuseppe Bolzonella, per decenni proto al “mattino di Padova”: la tipografia era il suo dominio, quello stanzone dove lavorava con grande e riconosciuta professionalità, sempre collaborativo e generoso, e dove riusciva a rendere simpatica e accogliente l’atmosfera attorno a sé. Una persona di un’umanità rara. Aveva 76 anni “Bolzo”, è morto ieri: la malattia che l’aveva colpito circa un anno fa pareva avergli dato tregua. Pareva. E invece qualche mese fa l’ha di nuovo aggredito e se l’è portato via.

Giuseppe abitava a Terranegra, sposato con Gabriella era padre di tre figli: Patrizia, Massimo, Laura. E nonno di Penelope e Giulia, amatissime nipoti. Suo fratello Alberto è un artista molto noto a Padova.

I funerali sono lunedì alle 10.30 nella chiesa dell’Internato Ignoto.

Fin da subito “Bolzo” aveva cominciato a lavorare al mattino di Padova, fin dall’apertura del giornale nel 1978: quando se ne andò in pensione, nel 1997, si portò via un pezzo di storia della redazione. Un pezzo di storia che era la sua, e assieme la nostra, e che sempre si tenne nel cuore.

Erano i tempi in cui il mattino, pur nato tecnologico, ogni sera veniva composto pagina dopo pagina, strisciata dopo strisciata: la tipografia era tutto un tavolone illuminato, i poligrafici erano chini ad assemblare le pagine, con i giornalisti attorno pieni di richieste. Non si spazientiva mai, “Bolzo”, aveva e coltivava il grande dono di essere sempre sorridente, di tirare fuori il buonumore anche quando magari le cose non gli andavano bene.

In gioventù aveva giocato a rugby, e su quello sport si era formato il suo fisico: amava andare in bicicletta e ancora di più dopo la pensione ogni giorno pedalava per chilometri. Ed era simpatico, estroverso, di intelligente ironia, appassionato al suo lavoro.

Alla fine degli anni Novanta, appena andato in pensione, aveva volentieri accettato l’incarico di coordinatore tipografico della prima rivista mensile della nazionale cantanti. Lui, a lavorare, si divertiva.

Ciao “Bolzo”, da noi tutti.

(a.pi.)

Pubblicato su Il Mattino di Padova