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Giallo del rogo in chiesa il paese crede sia doloso

«Il presepe era spento, perché dicono che è stato un cortocircuito? Impossibile» Don Gianni rivive un dramma: nel ’91 gli bruciarono la parrocchiale di Stroppari

FONTANIVA. Rogo in chiesa a Fontaniva, resta il giallo. Al momento non esistono prove che la matrice dell’incendio di giovedì mattina sia dolosa. Anche le immagini della telecamera della piazza - analizzate dal comando dei carabinieri di Cittadella - non hanno fatto emergere alcun sospetto. Dai fotogrammi non si vede entrare o uscire nessuno in chiesa nei minuti che hanno preceduto il fuoco; ma è anche vero che l’inquadratura non è fissa, sull’ingresso, e quindi qualcosa potrebbe essere sfuggito all’occhio elettronico. Un giallo che rimane tale anche per il precedente: pochi giorni prima di Natale, i parrocchiani trovarono alcuni lumini sistemati sotto il presepe; le fiamme avevano bruciato una parte dei materiali alla base della raffigurazione di Betlemme, ma trattandosi di teli ignifughi non c’erano stati danni particolari.

Al momento, quindi, i dubbi restano e non convince la tesi del cortocircuito dell’impianto elettrico. «Eppure», dicono i volontari, «era tutto spento». Per il parroco, don Gianni Damini, è un incubo che si ripete a distanza di 24 anni: la notte del 21 agosto 1991 un incendio di natura dolosa distrusse quasi completamente la nuova chiesa parrocchiale di Stroppari; la gente seppe reagire, si strinse attorno al pastore e in breve tempo l’edificio sacro venne ricostruito. Anche in quell’occasione, come a Fontaniva, venne bruciato l’organo.

Intanto in piazza, nelle famiglie e sui social network si sfoga l’amarezza di un’intera comunità. Nel gruppo “Sei di Fontaniva se…”, oltre al rammarico e alla tristezza, c’è chi teme davvero che ci sia una mano criminale dietro l’accaduto: «Spero sia un incidente», scrive Debora Piantella, «ma visto il precedente, penso non lo sia. Mi auguro che la nostra chiesa torni a splendere più di prima e in tempi brevi». Interviene anche Sofia Lorenzi, che lavorò al restauro del campanile e dei dipinti interni della chiesa, le storie del Beato e i dottori della chiesa sui soffitti delle navate: «Se è solo fumo si possono recuperare, anche se delicatamente». La chiesa rimarrà inagibile per diverse settimane, ma le messe domenicali saranno comunque garantite nel teatro Palladio, alle 9.30 e 11. Durante la settimana sarà invece utilizzata la cappella invernale. Per i funerali, le famiglie dei defunti potranno optare per la chiesa di San Giorgio in Brenta o di Casoni.

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Pubblicato su Il Mattino di Padova