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Morto soffocato dal fango dopo lo schianto in A13

L’imprenditore friulano era uscito di strada e finito con l’auto nel canale di scolo La moglie: «Nessun malore. Era consapevole, imprigionato tra le lamiere»

STANGHELLA. È stato il fango a togliere il respiro a Giorgio Barzan, l’imprenditore di 53 anni morto sabato 3 gennaio nello schianto sull’autostrada A13, all’altezza di Stanghella. Il fango del canale di scolo che scorre lungo l’autostrada, dentro il quale si era conficcata la parte anteriore della Mercedes 280E di Barzan, ridotta a un groviglio di lamiere dal terribile impatto.Ora resta da stabilire perché il dirigente d’azienda, che viaggiava in direzione di Bologna, sia uscito di strada lungo un perfetto rettilineo, visto che è stato escluso dall’autopsia il malore. Nessun collegamento nemmeno con patologie pregresse. E allora, chi o che cosa ha fatto perdere all’improvviso il controllo della Mercedes a Barzan, quel sabato pomeriggio, senza nemmeno lasciargli il tempo di sterzare o reagire?

A stabilirlo sarà l’inchiesta della Procura di Rovigo, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti.

Nel punto in cui la Mercedes 280E è uscita di strada, al chilometro 79 più 500, in località Stanghella, non c’è il guard rail. Solamente il fossato. La vettura del contitolare della Barzan macchine srl di Sacile (Pordenone), residente a Caneva, era stata estratta dalla scarpata con l’autogru, completamente ricoperta di melma. Il referto dell’autopsia parla chiaro: Barzan è morto per annegamento, anche se nell’urto ha riportato vari traumi. «Era sveglio, consapevole di quello che stava succedendo», alla moglie si incrina la voce quando si fa strada il pensiero degli ultimi istanti di vita del marito «Hanno escluso il malore, non centra nulla nemmeno la malattia che aveva superato due anni fa. È stato il fango a soffocarlo, più che l’acqua: il canale era pieno di melma. È quella che l’ha ucciso, anche se nell’urto aveva riportato vari traumi».

E l’inchiesta per omicidio colposo? «Dalla Procura ci hanno spiegato che si tratta di un atto dovuto in questi casi» risponde Lara, che precisa anche alcuni particolari della dinamica dell’incidente. «Giorgio» sillaba a fatica la donna «è uscito di strada senza sfondare nulla, in quel punto dell’autostrada non ci sono barriere protettive. Purtroppo è finito con l’auto nel canale. Gli hanno dovuto ripulire il viso dal fango per identificarlo».

L’imprenditore, figura molto nota a Sacile, si era recato a Monselice, dove aveva intenzione di rilevare una ditta fallita. Poi, dopo una visita a un centro medico avrebbe raggiunto la famiglia per una breve vacanza in Toscana. Al centro medico, però, non è mai arrivato.

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Pubblicato su Il Mattino di Padova