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Duemila ciao a Maty, un angelo di 10 anni

Il paese si è fermato: il ricordo di insegnanti e familiari, lo struggente saluto dei compagni con rose bianche e palloncini

LOREGGIA. Lungo e struggente l’addio a Matilde Salvalaggio, morta a 10 anni per un male terribile. In duemila hanno voluto far sentire la loro vicinanza a mamma Adriana, a papà Gianni, alla sorella Carlotta e ai nonni. Insegnanti e compagni di classe di Maty hanno affisso un grande manifesto per lei sulla cancellata della scuola e poi l’hanno accompagnata nell’ultimo viaggio. E c’era anche chi con Matilde ha condiviso i giorni all’hospice pediatrico di Padova: medici, infermieri e pure Sara con mamma e papà, piccolissima paziente con le cannucce al naso che la sostenevano nella respirazione. Stesa su un lettino speciale, seminascosta da un telo che protegge la volta durante i lavori di restauro, Sara ha seguito la messa di addio alla sua piccola amica, chiusa per sempre nel feretro coperto di rose bianche. Prima della cerimonia, monsignor Leone Cecchetto ha concesso un breve momento ai ricordi. «Oggi ci sentiamo confusi, tristi, e non capiamo. Dobbiamo affidarci a Gesù», ha detto l’insegnante di Matilde, «a noi restano i doni che ci ha fatto, piccoli granelli di sabbia. Matilde era sempre disponibile al dialogo, abbiamo ricevuto tanto e ora dobbiamo crescere e diventare persone speciali come speciale è stata lei». La famiglia ha affidato a una cugina il ricordo della piccola: «Il 26 marzo dell’anno scorso ti hanno diagnosticato la malattia. Poi l’operazione d’urgenza, il mondo ci è crollato addosso all’improvviso, senza spiegazioni. Oggi siamo qui a dire a tutti come una bambina di 10 anni sia riuscita ad affrontare i problemi cantando quando c’era da gridare, ridendo quando c’era da piangere, scherzando anche quando la realtà si presentava amara. Hai voluto riprendere la scuola come tutti i tuoi compagni. Facevi i compiti, ti sforzavi di essere come gli altri e quando il mal di testa arrivava ti limitavi a dire “mamma, adesso sono un po’ stanca”. Sei stata un dono dal cielo Matilde e forse è proprio per questo che il paradiso ti ha richiamato». Monsignore ha ricordato il periodo difficile passato dai genitori, soprattutto quando si è manifestato il male nella sua terrificante realtà. «Stare vicino a un malato che ha la speranza di guarire si sopporta facilmente, ma se il male è di quelli che non perdona è difficile. Penso ai nonni, immagino che avrebbero voluto dare la vita al posto di questa piccola se si fosse potuto». Ma «bisogna spostare lo sguardo verso un altro progetto, che non è senza gioia e senza felicità però chiede davvero dei sacrifici grandi». «Matilde è stato un dono», ha concluso don Leone, «ti ringraziamo per questo, aiutaci a fa fruttare il tesoro che ci hai messo in mano». All’uscita del feretro dalla chiesa i compagni hanno fatto volare in cielo tanti palloncini bianchi mentre sul sagrato si diffondeva il messaggio suonato e cantato per Maty da Jovanotti, il cantautore preferito della bambina.

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Pubblicato su Il Mattino di Padova