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Madrid: tifoso ucciso negli scontri tra ultras di Atletico e Deportivo

MADRID. Una tragedia figlia della violenza ultrà si abbatte sul calcio spagnolo, distogliendola nel modo più triste dall'autocelebrazione dei propri record. Un galiziano di 43 anni, Francisco Romero...

MADRID. Una tragedia figlia della violenza ultrà si abbatte sul calcio spagnolo, distogliendola nel modo più triste dall'autocelebrazione dei propri record. Un galiziano di 43 anni, Francisco Romero Taboada, tifoso del Deportivo, è morto nei durissimi scontri tra tifosi avvenuti in mattinata a Madrid, prima della partita tra l'Atletico e la squadra di La Coruna. Niente in questo dramma è apparso casuale, a cominciare dalla sua genesi: un appuntamento con la follia fissato via WhatsApp da due frange estreme di tifosi delle due parti, il Frente Atletico e i Riazor Blues, in barba al fatto che le autorità delegate avessero dichiarato la partita «a basso rischio». Inevitabili le polemiche nel Paese, infiammate ancor più dalla scelta di non rinviare la partita (vinta 2-0 dai madrileni) anche di fronte alla morte di un uomo.

Tutto è avvenuto verso le 9 di mattina, tra scene che testimoni hanno definito di inaudita violenza, nei pressi dello stadio Vicente Calderon. La gara è stata l'occasione che i due gruppi rivali - di estrema destra quello madrileno, di sinistra quello galiziano - hanno evidentemente scelto per sistemare vecchie questioni. All'arrivo dei pullman dalla Galizia, un gruppo del Frente con bastoni e sbarre di ferro ha subito attaccato, mentre in appoggio agli ospiti si sono mossi anche altri due gruppi ultrà di estrema sinistra i «Bukaneros» del Rayo Vallecano e gli «Alkor Hooligans». Circa duecento persone hanno partecipato o sono rimaste coinvolte negli scontri e tra loro c'era anche Romero Taboada. Sopraffatto, l'uomo alla fine è stato gettato nel fiume Manzanarre. Lì i soccorritori lo hanno recuperato, con trauma cranicoencefalico e in stato di ipotermia, portandolo in ospedale in stato di arresto cardiocircolatorio, tanto da diffondere la notizia che fosse «clinicamente morto». Taboada, che lascia un figlio minorenne, è la nona vittima del tifo dall'85 a oggi, in Spagna. Negli incidenti di ieri sono rimaste ferite una dozzina di persone, mentre la polizia ne ha fermate una trentina.

Il presidente dell'Atletico, Enrique Cerezo, ha dichiarato che i due club e il calcio «Non hanno nulla a che fare con quanto avvenuto», affermando che si tratta di «questioni tra gruppi radicali». Anche l'allenatore dei Colchoneros, Diego Simeone, pur dicendosi triste e addolorato per la sorte del tifoso, ha respinto ogni collegamento con il calcio.

Pubblicato su Il Mattino di Padova